La storia siamo noi non è solo il titolo di uno di quei brani di Francesco De Gregori ad essere entrato definitivamente nelle sequenze del nostro DNA.

La storia siamo noi è prima di tutto una verità, un dato di fatto, un assioma indimostrabile.

Anche la strage di Bologna del 1980, che oggi si commemora tristemente per la quarantesima volta, siamo noi. Non è parte della storia, ma è una storia fatta di parti. Delle facce, delle età e dei nomi di chi, quella tragedia, l’ha vissuta in prima persona, più o meno da vicino.

In questo articolo, l’attentato di quarant’anni fa assume “voce” e parole di Toni Isabella, in una breve intervista.

Cilentano, amico e fotografo sensibile ed acutissimo, lui, quel giorno, a Bologna, c’era.

Toni, te la senti di parlarne (non c’è bisogno di aggiungere altro. Toni, da abile fotografo, ha già perfettamente messo a fuoco il punto della mia richiesta)?

Ero a Bologna, in quel periodo, perché facevo il servizio militare a Forlì.

Proprio quel giorno, ero alla stazione perché dovevo andare in licenza.

Nel ripensare alle tragedie che ci hanno toccato più o meno direttamente, siamo sempre in grado di raccontare con incredibile lucidità l’attimo in cui hanno fatto la loro irruzione nelle nostre vite. Sono sicura che ricorderai perfettamente dove fossi e cosa stessi facendo al momento della deflagrazione

Impossibile dimenticarlo. Ero a pochi metri dalla stazione, ma sufficientemente distante per poterla abbracciare interamente con lo sguardo. Ricordo nitidamente il terribile boato dell’esplosione. In pochi secondi, scoppiò il finimondo, e fui immediatamente risucchiato da quella scena drammatica.

Cosa avvenne, invece, immediatamente dopo?

In pochi minuti la zona della stazione divenne inaccessibile. In un attimo, scattarono i soccorsi e gli interventi della polizia. Fu impressionante la reazione immediata e potente dell’intera città, che si strinse subito attorno a quella che si capì subito essere una tragedia, e non una fatalità. Infatti, ricordo chiaramente che il clima di terrore non si sciolse subito. Ci aspettavamo tutti una seconda deflagrazione…

Quale dei tuoi cinque sensi credi abbia immagazzinato in modo più vivido le terribili sensazioni raccolte quel giorno?

L’udito, senza dubbio. Ricordo come se fosse ieri le sirene della polizia e delle ambulanze.

C’è altro che ti sentiresti di raccontarmi?

Credimi, sono solo questi i miei ricordi di quel giorno terribile. Ricordi dolorosissimi che non cancellerò mai dalla mia memoria. Ancora adesso, ogni volta che ripasso dalla stazione di Bologna mi si stringe il cuore nel vedere quello squarcio.

Toni. Non ho il coraggio di chiederti altro.

Posso solo dirti grazie.