La storia di Vittorio De Sica 6° ed ultima puntata

… Sebbene Vittorio fosse divorziato, non rinunciò mai alla sua prima famiglia, proseguì la vita familiare con un doppio ménage con doppi pranzi nelle feste, e doppio stress. Nei racconti di amici e familiari si dice che addirittura Vittorio aveva preso l’abitudine di spostare la lancetta dell’orologio, l’ultimo giorno dell’anno, per poter festeggiare con entrambe le famiglie, con una in anticipo però… questo tacito accordo fu possibile anche per la complicità della prima moglie, che accettò questo “matrimonio di facciata”, per non togliere la figura paterna alla figlia Emilia.

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Ecco ora, un aneddoto curioso sulla sua carriere da regista, Vittorio non era insolito nel ricercare persone comuni da far recitare nei suoi film, come attori o comparse, nel film “L’oro di Napoli”, per il ruolo del conte Prospero, chiese all’avvocato penalista Alfredo Jelardi ( Benevento 1890 – 1963 ) di essere lui il protagonista nella parte appunto del conte Prospero, glielo chiese dopo averlo visto discutere una sua causa in tribunale a Napoli, così fu che i due si diedero appuntamento in un grande albergo sul lungo mare di Napoli, l’avvocato arrivò con i suoi nipoti, e con molta attenzione ascoltò la proposta di Vittorio, dopo lunga meditazione decise di non accettare il ruolo perché la storia del personaggio, un conte schiavo del gioco e per questo ridotto in miseria, era quasi uguale per certi aspetti alla sua storia personale, e niente valsero la garbate insistenze di Vittorio che si arrese solo ad una richiesta, quella cioè di interpretare lui stesso il ruolo però ispirandosi all’avvocato. Jelardi con una punta di orgoglio e con un mezzo sorriso accettò, il loro incontro finì con una stretta di mano.

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Quest’anno era il quarantesimo anno della sua scomparsa, avvenuta il 13 novembre 1974, sofferente già da tempo di un tumore ai polmoni, fu operato e in seguito non riuscì a riprendersi. Si spense all’ospedale di Neuilly- Sur- Seine a Parigi. Nello stesso anno Ettore Scola gli dedicò “C’ eravamo tanto amati”, un capolavoro. Durante un intervista a “Le invasioni barbariche”, il figlio Christian spiegò il motivo per cui non ci fu molto clamore al funerale del padre, per altro personaggio famoso e amato dal pubblico, non solo Vittorio era comunista, ma associando questa particolarità alle sue vicende matrimoniali, impedirono appunto un funerale fastoso. La salma di Vittorio De Sica riposa nel cimitero monumentale del Varano a Roma.

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Le puntate precedenti le trovate all’interno della rubrica “Tourism & Culture”, nella sezione “La storia di Napoli”, dove troverete altre Storie di personaggi napoletani illustri.

Emanuela Genta