La storia di Vittorio De Sica 3°puntata

…grande successo per Vittorio De Sica nel 1952, dove recita affianco a Gina Lollobrigida in “Altri tempi”, nell’episodio “Il processo di Frine”, inventa, nell’arringa dell’avvocato difensore della bella popolana, il termine “maggiorata fisica” , dopo, ma sempre nello stesso anno lo troviamo nei panni dell’affascinante maresciallo Carotenuto nel film “Pane, amore e fantasia”, impegnatissimo nel corteggiare la bella levatrice del paese. Tanto fu il successo ottenuto che il film ebbe tre sequel, uno dei quali “Pane, amore e….” recita affianco ad una giovanissima Sophia Loren nei panni di una bellissima pescivendola, che con i suoi modi da “Circe”, fa perdere letteralmente la testa al maresciallo Carotenuto, che viene tenuto sotto stretta sorveglianza dal fratello prete (Mario Carotenuto), e dalla tata (Tina Pica).

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Ecco una citazione della Loren -“Sofia, Sofì, a quindici anne me diciste Sì.” E come avrei potuto dirgli di no? Senza De Sica non sarei mai diventata quello che sono, non avrei mai ritrovato la mia vera voce. Il suo talento e la sua fiducia sono stati uno dei più grandi doni che la vita potesse farmi, perciò vivrà eternamente nella mia memoria – (dal libro “Ieri, oggi, domani”)

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Nel 1961 con “I due marescialli”, eccolo con uno straordinario Totò.

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Poi fu la volta di Alberto Sordi, con cui recita in svariati film, prima in modo anonimo produce, cercando di farlo emergere, avendo intuito le potenzialità del giovane Alberto, nel film “Mamma mia che impressione”, poi si ritrova assieme a lui nei film “Il conte Max”, “Il vigile” e “Il moralista”.

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L’intesa perfetta, i due la trovano però, nel film diretto da Sordi qualche anno più tardi, nel 1967, “Un italiano in America”, sfortunatamente poco valutato, qui De Sica interpreta il ruolo del padre di Sordi emigrato in America, sfaccendato e nullatenente che però sfrutta in modo furbo una partecipazione in un programma televisivo per incontrare il figlio, facendogli credere di essere diventato un uomo ricco. In tante pellicole ritroviamo Vittorio, dalle più divertenti alle più intense, anche se nella parte finale della sua grandissima carriera artistica si ritrova, suo malgrado, ad interpretare film molto lontani dalla sua immagine, per citarne uno, “Dracula cerca sangue di vergine….. e morì di sete” nel 1974. Facendo un passo indietro, e precisamente al 1939, in cui ci fu l’esordio per Vittorio dietro la macchina da presa, con l’aiuto del produttore Giuseppe Amato che lo spronò in tale attività, nella commedia “Rose scarlatte”. Fino al 1942 la produzione rimane fedele a commedie dal ritmo garbato e misurato, fino al 1943 dove insieme a Zavattini, Vittorio inizia ad esplorare tematiche neorealiste con la produzione del film “I bambini ci guardano”. L’anno successivo, il 1944, fu la volta del film con tematiche religiose realizzato nella Città del Vaticano “La porta del cielo”, da quel momento Vittorio firma quattro successi del cinema mondiale quali“Sciuscià”, “Ladri di biciclette”, “Miracolo a Milano” e “Umberto D. “ (I primi due film citati ricevono l’Oscar come miglior film straniero e il Nastro D’argento per la regia, sebbene alla presentazione in un cinema di Milano, del film Sciuscià, Vittorio fu accusato da uno spettatore di presentare una cattiva immagina dell’Italia, invece grande successo ebbe con il film Umberto D. dedicato con affetto al padre. )…

Appuntamento alla prossima puntata all’interno della rubrica “Tourism & Culture”, nella sezione “La storia di Napoli”, dove troverete altre Storie di personaggi napoletani illustri.

Emanuela Genta

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