La storia” del Principe della risata, Totò, dalla sua nascita, i primi passi sul palcoscenico, fino al 15 aprile 1967, giorno in cui ci lasciò Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, in arte Totò.

La storia di Totò 1° puntata

Era un giorno qualunque il 15 febbraio del 1898, uno dei tanti giorni di quel febbraio di molti anni fa, alle ore 7:30 Anna Clemente, una bella ragazza di 16 anni, mette al mondo il suo bambino. Antonio Vincenzo Stefano Clemente nasce in un appartamento al 2° piano in via S. Maria Antesaecula al civico 109 nel rione Stella detto “Sanità” per la sua aria pulita e salubre, in quel giorno qualunque nasceva Totò. Anna Clemente, sua madre e Giuseppe De Curtis vivevano un amore tanto grande, quanto contrastato e ostacolato dai genitori di Giuseppe che per molti anni tiene la relazione con Anna nascosta. L’amore tra il Marchese e la giovanissima Anna è grande e nonostante non vivano insieme si vedono tutte le sere, Anna s’imbelletta e per uscire con il suo amato lascia il piccolo alle cure amorevoli degli zii e della nonna. Nonostante tanto amore parentale il piccolo Antonio cresce malinconico e timido, poco sopporta di essere un figlio di N.N.

I compagni a scuola lo allontanano, lui si sente emarginato e si difende nel solo modo che può, ribellandosi a quei compagni e alla povertà che lo costringe a indossare indumenti ricavati dalle gonne dismesse della madre, pantaloni con disegni a fiori inducono i suoi compagni a burlarsi di lui chiamandolo “femminiello, ricchione” . Il piccolo Totò si difende da quegli attacchi facendo smorfie ed esibendosi in movimenti con il corpo atti solo a disprezzare gli antipatici compagni ma con sua grande sorpresa, appaiono divertiti e lo applaudono. Totò per tutta la sua infanzia rimane un bambino chiuso e solitario.

I suoi giochi variavano dalla campana al calcio ad un barattolo per strada, si doveva arrangiare visto la mancanza del pallone… ma c’era un gioco che amava fare più degli altri, forse perché includeva il rispetto della figura, “Il prete“. Lui si travestiva di un autorità bonaria, in completa autonomia, immaginando di essere rispettato dai parenti dalla madre e dai compagni, inscenava altarini con immagini sacre e preparava funerali agli animali morti che trovava per strada deponendoli in scatole, trascinandoli per le strade per dargli una degna sepoltura…..

Emanuela Genta

continua con la prossima puntata

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