La storia di Totò 6° puntata

… Totò che ha l’agilità di un primate, balla, salta, disarticolando sempre di più il suo corpo fa venire un idea a Jacovelli che non perde tempo e scrittura Oddo Ferretti, un peso medio campione di boxe, l’idea è quella di inscenare un finto incontro, ma Totò era troppo entusiasta e suo malgrado inizia a tirate pugni un po’ troppo pesanti al campione che innervosito risponde con pesanti diretti, Totò si spaventa e scappa, inizia a correre in platea seguito dal campione, un pubblico entusiasta applaude il suo beniamino credendo di assistere ad una recita. Nonostante il successo stia aumentando, Totò non riesce ancora a comprarsi un vestito nuovo, va in giro accompagnato ad un lungo cappotto che non toglie mai perché gli serve per nascondere le toppe ai pantaloni, e quando si presenta dal barbiere Pasqualino, senza cappotto e vestito con un abito da cerimonia, quest’ultimo gli chiede se deve andare a cantare ad un matrimonio. Totò gli racconta che ha dovuto aspettare la fine della scrittura con Jacovelli per barattare il cappotto con un suo conoscente, che gli ha dato quell’abito ed ha preteso anche 23 lire, prima non aveva soldi e non poteva comprarsi niente. Il barbiere Pasqualino sente tanta tenerezza per quel suo amico e riesce a farlo scritturare da Salvatore Cataldo e Wolfango Cavaniglia. Il giovane attore si costruisce così un vestito estroso dettato dalla povertà, che negli anni diventerà il suo biglietto da visita : una bombetta vecchia, un tight di un paio di misure più grandi, una camicia consunta con il colletto corto e basso, per cravatta una semplice stringa, pantaloni a saltafosso e scarpe basse. La prima al teatro Sala Umberto I risulta un successone. Per l’entusiasmo, Totò, che si sente a casa felice di tutto ciò che lo circonda, si lascia andare ad una serie di esibizioni, che lasciano il pubblico, contento di applaudirlo, di chiedere il bis per assistere alle sue mimiche facciali, alle sue macchiette: ” Il bel ciccillo, Vicoli, Il Paraguay “, con continui doppi sensi e sberleffi. Totò da il meglio di se stesso per ringraziare quel pubblico entusiasta. E’ fatta!!!! Dal 1923 al 1927,  Totò calca i teatri principali d’Italia come il Trianon, San Martino di Milano, Maffei di Torino. L’uomo gomma, così viene chiamato per il suo modo particolare e unico di contorcersi nelle sue esibizioni, finalmente può vestirsi in modo elegante, con i capelli impomatati e le basette alla Rodolfo Valentino, moda dell’epoca, irresistibile lo trovano le donne e lui colleziona storie e relazioni con quelle che la mamma chiama senza molta simpatia ” signorine puttane ” Ma a lui piacciono more e formose con biancheria di seta, sarà molto generoso con le sue amanti, ma non vuole legami, dice di sovente ” Un attore deve essere libero ) e nonostante il successo rimane una persone umile, ora tutti sentono quasi un dovere essergli amico, anche chi non lo conosce o lo ha semplicemente incrociato qualche volta….(continua)

Emanuela Genta

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