La storia di Totò 3° puntata

… In quel periodo, un po’ particolare dell’età adolescenziale, Totò ha la mente altrove, ha appena scoperto la sua mascolinità grazie a Carmela una prostituta, lì si renderà conto che mai avrebbe potuto fare il prete perché il sesso è una cosa troppo bella per poterne fare a meno. Si ammala di scolo, ne fa segreto per vergogna ma alla fine si cura, con la complicità di suo zio Federico il fratello della madre. Preoccupata, la madre insieme a Giuseppe, decidono di farlo lavorare nella sartoria di Giuseppe, ma Totò non smentisce il suo essere ribelle e decide invece di andare a lavorare per Mastro Alfonso imbianchino a cui serve manovalanza, e con il ricavato del suo lavoro, Totò frequenta teatrini dove si esibisce Gustavo De Marco, un fantasista. Prova e riprova, il giovane Totò, davanti allo specchio facce buffe, varie espressioni, e si rende conto che la sua faccia sembra fatta di gomma, riesce ad assumere qualsiasi deformazione, come tutto il resto del corpo: gli arti e il collo sono disarticolati e si diverte delle sue stesse invenzioni. Nel 1915 scoppia la prima guerra mondiale, Totò decide di arruolarsi volontario, sua madre non vuole ma lui… parte. Viene assegnato prima al 22° reggimento dislocato a Pisa, poi al 182° battaglione destinato ad andare in Francia. Prima della partenza il colonnello avvisa i soldati, che una volta sul posto, dovranno coabitare con un reparto di marocchini, suggerendo loro di tenere sempre un coltello per difendersi dalle eventuali loro “diverse” abitudini. Totò spaventato finge un colpo epilettico per non partire, la finzione gli riesce talmente bene che viene ricoverato all’ospedale militare in osservazione. Da lì passerà a Livorno, in tutto il servizio militare Totò si esibisce su palcoscenici improvvisati davanti ai suoi commilitoni coniando la frase “siamo uomini o caporali?” frase poi, con il tempo, destinata a essere famosa, in effetti c’è un caporale che lo prende in antipatia punendolo in ogni caso nonostante esegua alla perfezioni gli ordini. In quella frase Totò concentra tutta la sua filosofia, per lui non esistono uomini buoni o cattivi, ma uomini o caporali, avrà successo tra i suoi commilitoni che si sentono, finalmente vendicati. Una volta tornato a casa, per l’ennesima volta Totò annuncia di voler seguire la sua vocazione nella disapprovazione generale, anche di suo padre, che nel frattempo, alla morte del vecchio marchese, ha sposato sua madre il 24 febbraio 1921. Totò segue il suo sogno, la sua vocazione, e per non gravare sulle spese di famiglia si unisce a una compagnia di second’ordine. Presentandosi all’impresario Eduardo D’Acierno e cominciando a lavorare in piccoli teatri di periferia imitando le macchiette di De Marco. Non tutte le esibizioni piacciono al pubblico, sempre più esigente, e il più delle volte vengono accolte con fischi, lui già malinconico di carattere viene spesso preso da crisi depressive. Negli stessi teatri di periferia in quell’epoca si aggirano attori e musicisti che diventeranno famosi come Eduardo e Peppino De Filippo. Aversa, Torre del greco e Castellammare sono i luoghi dove avvengono le esibizioni…

Emanuela Genta

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