La storia di Totò 19° puntata

… Nell’ultimo anno di vita del principe, andò in onda un ciclo di caroselli della Star. Totò pubblicizzava in brevi cortometraggi il doppio brodo Star, il regista è Luciano Emmer, considerato il numero uno dei caroselli, ma dei nove episodi previsti, se ne girano solo sei, dei quali solo uno, “Il cassiere” è rimasto,conservato negli archivi della SACIS. Una mattina la troupe aspetta inutilmente Totò sul set, per girare e avviare la lavorazione degli altri episodi, lo aspetta invano perché Totò è morto durante la notte. ( Il materiale girato e conservato con amore è stato rubato dai magazzini di produzione, ma si continua a sperare che i ladri siano dei veri appassionati del comico e che un giorno lo restituiranno). Il principe Antonio De Curtis in arte Totò ( diminutivo datogli dalla madre, quando ancora in fasce lo teneva stretto a lei, una ragazzina che faceva da madre ad un piccolo bambolotto, Totò ) muore alle 3 del mattino del 15/ 04/ 1967 . Il suo cuore ballerino negli ultimi anni, lo costringeva a frequenti controlli ed elettrocardiogramma, quel cuore che tanto ha sofferto e tanto ha amato quella notte lo tradisce. Il suo ultimo respiro lo avrà la sua tanto amata Franca, avendolo per l’ultima volta accanto nel loro letto della loro casa. La sua bara ospita la bombetta e un garofano rosso quando alle 11.20 del 17 aprile viene trasportato nella chiesa Sant’ Eugenio in viale Belle Arti a Roma, non avrà molto clamore la cerimonia per le difficoltà create dalla autorità religiose sulla relazione con la signora Franca, sua compagna e non moglie. Totò, per sua espressa volontà,voleva essere sepolto nella sua città con una cerimonia semplice. A Napoli ad attendere la sua salma in Piazza del Carmine c’era una folla di duecentocinquantamila persone. Dovettero far uscire il feretro dalla porta secondaria della Basilica del Carmine Maggiore, scortata da motociclisti a sirene spiegate per poter raggiungere il cimitero del Pianto ed essere inumato nella cappella gentilizia di famiglia. Una folla piange commossa un uomo di grande prestigio, un comico, un attore, una persona generosa che si era sempre sentito unito a vincoli di sincero affetto ai cittadini di ogni ceto e condizione sociale, umile quando era alle prime esperienze teatrali, quando soffriva da solo ritrovandosi in piccole camere ammobiliate dopo le recite nei teatrini di periferia, non smettendo di ripetere che ” La miseria è il copione della vera comicità, non si può far ridere se non si conoscono il dolore, la fame, il freddo, l’amore e la speranza, la disperazione della solitudine “… ( continua….. )

Emanuela Genta

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