La storia di Totò 14° puntata

…. Dopo il successo insperato per il recupero del film “I due orfanelli”, e malgrado l’incasso, non si poteva parlare ancora di successo, ma la via era stata spianata. Man mano che i mesi passano si va delineando sempre più il successo che porterà Totò, l’attore comico, a divo del cinema italiano. Conquista posti alti nella classifica di maggiori incassi con film come “Fifa e arena”, “Totò al giro d’Italia”, “I pompieri di Viggiù”. Negli anni successivi il successo aumenta con i film “Totò cerca casa”, “L’imperatore di Capri”, “Totò le Mokò”, “Totò sceicco”, “47 morto che parla”, “Napoli milionaria”, “Figaro qua.. Figaro là”, successo che non diminuirà negli anno 60″. Divo dei poveri, riesce a mantenere vivo il successo con film di consumo dedicato ad un pubblico meno esigente, dove coglie con grande maestria tensioni, frustrazioni e aspettative. Giocare con qualcosa di già esistente, distorcendolo, trovando sempre uno spunto per deformarlo e rendere il tutto divertente con la grande personalità che lo contraddistingue, facendo suo il mito o il personaggio, rovesciandolo, reinterpretandolo, aggiungendo quella sua personalità insieme a quel tocco che lo rendeva unico, un marchio di garanzia per quel pubblico affezionato e sempre più entusiasta. Mattioli, grande esperto nel campo teatrale e cinematografico, intuisce subito la grande possibilità, sa che il buon risultato consiste nel creare la giusta condizione attorno all’attore, essendo stato per lungo tempo a stretto contatto con un pubblico da teatro, quindi recitando dal vivo, Totò impersona e fa suo il personaggio, e quando recita una scena gli riesce facile improvvisare nel modo più spontaneo che esista, frutto di grande esperienza teatrale e personale. Difficilmente si ripete una scena, e i momenti e le scene più riuscite, sono quelle in cui gli si da la possibilità di recitare a ruota libera. Carlo Ludovico Bragaglia, anch’esso regista, nel corso del tempo crea un rapporto di stima e amicizia con l’attore napoletano. Conosce a fondo l’istinto e l’improvvisazione che caratterizza Totò, arrivato al punto di non voler leggere nemmeno il copione, giungeva sul set chiedendo: “che aggia fa?” , quindi bastava solo spiegargli la scena e lui partiva affidandosi alle sue qualità intuitive. La troupe aveva preso l’abitudine di applaudirlo dopo ogni scena, Totò era abituato al suo pubblico in teatro e dopo ogni applauso lavorava molto più contento e carico fino al termine della giornata….. ( continua )

Emanuela Genta

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