La storia di Renato Carosone 8° ed ultima puntata

…. « Musica madre mia! Quando mi mettesti al mondo, il mio primo vagito fu un la, ti ricordi? Un la naturale. Le altre note me le hai insegnate dopo. E le ho imparate con fatica, con rabbia, camminando a piccoli passi su quel sentiero irto di difficoltà, quel sentiero di ebano e avorio. Un passo bianco e un passo nero, uno bianco e uno nero. A tempo, con ritmo preciso, preciso. E li ho incontrati tutti su quel sentiero, sai? Pozzoli, Hanon, Clementi, Czerny, Chopin, Bach, Beethoven, Liszt. Madre mia, ti degnano appena appena di uno sguardo. Che severità. Più alla mano gli altri. Oggi questo sentiero è splendido, luminoso. Ci passeggio, ci respiro, ci canto, ci suono e lo percorro su e giù con sicurezza, con gioia immensa. E non guardo nemmeno più dove metto il piede, tanto lo conosco. Sì, ora lo conosco, è mio! Ma che fatica madre mia, sorella mia, amante mia! Tu sei la lingua più bella del mondo, la lingua che non si parla, eppure comprensibile a tutti, proprio tutti. È la lingua che parlano gli angeli in paradiso, perciò ti amo. E ti prego: quando sarà giunto il momento, dì a quella signora di non cercarmi. L’appuntamento è lì, su quel sentiero bianco e nero di ebano e avorio. Io sarò lì, puntuale e sereno. E ritornerò nel tuo grembo così come sono venuto. Te ne accorgerai, perché sentirai la mia ultima nota, uguale e identica alla prima che mi insegnasti, ti ricordi? Era un la, un la naturale! »
Renato Carosone, Lettera di un pianista

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Il 20 maggio del 2001 Renato si addormenta per non svegliarsi più, si spegne nel sonno, ma come una candela che consumandosi fino alla fine si spegne, poi rimane d’odore della cera, non scompare mai del tutto così la musica, e la voce di Renato non si è mai sopita, ancora oggi si ascoltano con piacere le note di tutti i suoi più grandi successi. Gli ultimi anni di vita terrena Renato li trascorre a Roma, e lì diede fine ai suoi giorni, l’annuncio lo fa Maurizio Costanzo durante il programma televisivo Buona Domenica. Due giorni dopo al suo funerale, svolto nella chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo, quattromila e cinquecento persone salutano Renato, c’erano proprio tutti tranne Gegè Di Giacomo, assente per motivi di salute, raggiungerà il suo amico Renato qualche anno più tardi a ottantasette anni nel 2005.

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I due amici diventarono famosi insieme, il grido di battaglia era ” Canta Napoli!!!!! “, e la sigla del brano – Pigliate ‘na pasticca – iniziava simpaticamente così ” Canta Napoli, Napoli in farmacia!!!! “ . Due mesi dopo la scomparsa di Renato, allo Stadio San Paolo viene organizzato un primo memorial in suo onore, e dal 21 settembre 2002 divenne il Premio Carosone. Nel 2010 un duo australiano di musica house rielabora in chiave del tutto nuova il brano _ Tu vuò fa l’americano – ribattezzato – We no speak Americano – inutile dire che il brano diventa una hit mondiale, conquista il primo posto nelle vendite in Francia, Irlanda, Norvegia, Finlandia, Nuova Zelanda, Svizzera… ecc… ecc…. niente male vero?… e tu? …tu vuò fa l’americano?

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Emanuela Genta

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