La storia di Renato Carosone 2°puntata

… Ad Asmara, a più di duemila cinquecento metri di altezza, ritroviamo Renato nell’orchestra diretta da Gigi Ferraccioli a suonare il pianoforte al Circolo Italia, e lì una bella veneziana ruba il cuore di Renato, Italia Leviti detta Levi. I due s’innamorano profondamente, e il 2 gennaio 1938 si sposano a Massaua. Un anno dopo a Roma il 28 maggio nasce Giuseppe, quasi da subito diventa Pino, da grande sarà ingegnere elettronico. Dopo un po’ di tempo Renato si trasferisce ad Addis Abeba dove dirige l’orchestra all’ Aquila Bianca. Parte per la guerra Renato nel giugno del 1940, inviato al fronte della Somalia Italiana, che viene occupata  dopo appena un anno dai britannici. Renato ritorna ad Asmara, dove gli fu affidata la direzione musicale del teatro Odeon, dove suo cugino Antonio è direttore, nel night club annesso al teatro si suona solo musica da ballo americana, i clienti sono tutti militari, vanno lì a distrarsi dalle brutture della guerra e dalla lontananza delle famiglie, un po’ di musica per qualche ora riesce a farli sorridere un po’. Logicamente il bagaglio di esperienza di Renato cresce e dopo la fine della guerra nel 1944, in un 28 luglio caldissimo lui, la moglie e il piccolo Pino, sulla Dorotea Paxos nave greca, tornano in Italia. Una volta a casa Renato per qualche anno passa di volta in volta in piccole orchestre da ballo, saltando da Napoli a Roma, finche’ fu invitato a formare un trio per un locale che da poco aveva aperto a Napoli, lo Shaker Club. L’inaugurazione del locale era prevista per il 28 ottobre 1949, qualche mese prima Renato chiamò un olandese, tale Peter Van Wood, colui che aveva introdotto l’uso della pedaliera alla chitarra con conseguenze elettroniche.

Peter Van Wood                 Peter Van Wood1

Ma il giorno del debutto all’hotel Miramare, alle 16:30 arriva, durante le prove, il batterista-fantasista Gegè Di Giacomo nipote del sommo poeta Salvatore Di Giacomo. Il Di Giacomo arrivò senza batteria dicendo che era in assistenza, lo sguardo di Renato e Peter non presagiva nulla di buono, quindi senza perdere tempo il Di Giacomo improvvisa una batteria che possiamo chiamare casalinga, visto gli elementi usati: una sedia di legno, tre bicchieri di diversa grandezza e tonalità, un vassoio, due pioli e un fischietto, e sulle note di “Music! Music! Music!”, fecero la loro prima prova che ebbe da subito un grande successo!

Gegè Di Giacomo                                 Gegè Di Giacomo1

Durante una serata poi, un ricco commerciante di tessuti arrivato quasi per caso quella sera, fece a quel trio una richiesta un po’ insolita, forse quasi per metterli alla prova, una sorta di scherzo, ed il trio Carosone eseguì con ritmo molto più veloce del consueto, quasi per rispondere alla provocazione, il brano “Lo sceicco”. Quella sera chi li applaudì fu anche testimone della nascita di quello che rimarrà il loro marchio, il loro stile inconfondibile…

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Emanuela Genta