Tra pochi giorni è l’anniversario della scomparsa di un grande artista napoletano, Renato Carosone. Napoliflash24 Vi propone la Sua storia.

La storia di Renato Carosone 1°puntata

… E se così, di botto dico ” Tu vuò fa l’americano “ ? Si lo so, all’unanimità ” Carosone ” , infatti… Iniziamo la sua storia con alcune frasi del suo libro autobiografico pubblicato poco prima della sua scomparsa : “Sono nato il 3 gennaio 1920… Dire quando sono nato però non risolve il problema. Adesso dovrei raccontarvi la mia infanzia, i miei primi anni in vico dei Tornieri, for’ ‘a marina a due passi da piazza Mercato, cuore di una Napoli stracciona oppure nobilissima….”. Renato Carusone nasce a Napoli il 3 gennaio 1920 il cognome poi fu modificato in Carosone, da papà Antonio e mamma Carolina, primo di altri due fratelli Olga e Ottavio. Renato fece in fretta a manifestare la sua predisposizione verso la musica già all’età di sei/sette anni trovava, invece di giocare come facevano gli altri bambini, gradevole strimpellare un vecchio pianoforte della madre, forse perché in qualche modo la sentiva più vicina essendo scomparsa prematuramente nel 1927. Dunque il padre impresario al teatro Mercadante e anch’egli musicista di mandolino, indirizzò il piccolo Renato allo studio vero e proprio del pianoforte, e con la guida del maestro Orfeo Albanese, che dopo il suo trasferimento in Argentina fu sostituito da Vincenzo Romaniello, e dopo la sua scomparsa fu la volta della sua prima allieva ad istruire il piccolo Renato, la maestra Celeste Capuana. Divenuto un eccellente allievo, Renato fu scritturato nel maggio del 1935 dal teatro dell’Opera dei Pupi.

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Per 5 lire a serata Renato suonava i temi musicali che facevano da sottofondo alle battaglie di Orlando e Rinaldo. Dopo questa prima esperienza Renato si ritrova a lavorare come “ripassatore” presso la casa editrice E.A. Mario, in pratica insegnava nuove canzoni ai cantanti e nel 1937 si diploma presso il Conservatorio di San Pietro a Majella. Non si perde tempo, nello stesso anno appena dopo il diploma viene scritturato da una compagnia di arte varia che dopo pochi mesi  parte per l’Africa Orientale Italiana. Il capocomico Aldo Russo è entusiasta di Renato, dopo pochi giorni di viaggio sbarcano a Massaua in Eritrea, dove la compagnia è attesa in un ristorante-teatro gestito dal colono Mario Auritano “Da Mario”, tale ristorante però, per sfortuna della compagnia è frequentato da camionisti del nord Italia che poco comprendono il dialetto napoletano e poco gradiscono il repertorio di Renato, e che puntualmente, dopo una manciata di minuti di spettacolo, tornano al botteghino un po’ infuriati per farsi rimborsare. Pochi giorni dura quest’avventura, infatti Aldo Russo decide di sciogliere la compagnia e di ritornare a Napoli, offre però la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno dalla questura per chi voleva rimanere, ovviamente risparmiando sul biglietto del viaggio di ritorno, la ballerine e Renato furono gli unici a rimanere…

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Emanuela Genta