La storia di Massimo Ranieri 2° puntata

Nel 1964 il discografico Gianni Aterrano si rende conto, ascoltando la voce intonata e particolarmente calda di quel ragazzino, delle sue potenzialità. Gianni a questo proposito ricorda – Un discografico mi notò, mi propose di incidere un disco, e mi offrì un anticipo di duecentomila lire, nessuno in famiglia aveva mai visto una cifra simile… – . E così che Gianni diventa spalla di Sergio Bruni, e a soli tredici anni parte per gli Stati Uniti, dove si esibisce sul palcoscenico dell’Accademy di Brooklyn. Ora si chiama Gianni Rock, e incide i primi 45 giri per la casa discografica Zeus. Nello stesso anno partecipa inoltre al Festival di Pesaro. Con i primi soldi guadagnati, Gianni da una mano a una delle sorelle che in quel periodo desiderava sposarsi e creare famiglia. Ma solo nel 1966, a quindici anni, avviene la svolta per Gianni: dopo avere ascoltato la sua voce, il pianista Enrico Polito gli offre un contratto con la famosa casa discografica CGD, e così che Gianni fa il suo debutto a quindici anni, timido e un po’ impacciato quasi non si riconosce in quella veste, lui si sente ancora ‘nu scugnizziello, il suo nome cambia ancora, prima con lo pseudonimo Ranieri, scelta mirata perché era un nome ancora vivo nella memoria delle persone, che evocava il principe Ranieri III di Monaco, di conseguenza dopo i primi dischi incisi, si va ad aggiungere il nome Massimo. Da quel momento in poi sarà un susseguirsi di successi per il giovane Gianni, che nel 1967 vince il Cantagiro, l’anno seguente partecipa a Sanremo in coppia con il gruppo musicale I Giganti, poi ritorna al Cantagiro. Ci saranno ancora altri successi per Gianni, fino ad arrivare a diciotto anni al teatro, con Patroni Griffi, Strehler e Scaparro, e con Bolognini e Lelouch al cinema, Gianni dice – Bolognini aveva deciso che la mia faccia era quella di Metello. Gli volevano imporre Belmondo, l’intellighenzia di allora era contraria a un giovincello per di più cantante, ma Bolognini mi rassicurava  “Tanto il film lo fai tu”. Rifiutai Rose rosse, mi avrebbero dato venti milioni contro i due e mezzo che presi per il film di Pratolini. All’inizio pensavo che Metello fosse un antico romano. Ero troppo giovane per capire l’importanza di quello che mi stava accadendo, ma il mio destino d’interprete è cominciato grazie a Bolognini…

continua con la prossima puntata all’interno della rubrica “La storia di Napoli”

Emanuela Genta