La storia di Massimo Ranieri 1°puntata

Amici lettori, stasera iniziamo  una nuova storia, quella su Massimo Ranieri, un altro grande personaggio. Scoprirete fatti noti e meno noti del grande cantante, show man ed attore napoletano. Buona lettura e…se vi piace, condividetela sulle Vostre pagine Social

‘Nu scugnizz’ napulitano….

Il 3 maggio del 1951 a Napoli in via Pallonetto 41 nasce Giovanni, il quinto di otto fratelli, Titina, Aniello, Teresa, Nunzia, Pasquale, Fabrizio e Annamaria. I genitori sono Giuseppina Amabile casalinga, e Umberto Calone operaio all’ Italsider, a quell’epoca uno scugnizzo come tanti altri. La famiglia Calone, sebbene vivano in una delle più belle zone di Napoli, abitano in un appartamento dotato di un solo vano al quinto piano di un vecchio palazzo. Gianni è un ragazzino sveglio, sagace, e intelligente, e fin da piccolo capisce le cose come stanno e ben presto si ritrova a guadagnarsi da vivere facendo svariati lavoretti, quali garzone di bar, ed di panettiere e il commesso giusto per citarne qualcuno. Succedeva che nel periodo estivo, assieme ai suoi amici e cuginetti, andava a raccogliere le monetine lanciate dai turisti in via Caracciolo, al Castel dell’ Ovo, al ponte. Tutti gli altri si tuffavano nell’acqua per raccogliere i soldini facendo un po’ da foche ammaestrate per i turisti, lui, Gianni era colui che li attirava cantando, ma il più delle volte era indotto a farlo suo malgrado: due di loro contando sul fatto che Gianni non sapesse nuotare, lo tenevano sospeso dal ponte con la minaccia che se non avesse cantato l’avrebbero lasciato cadere in acqua ( Gianni impara a nuotare a quarantatré anni ). Al riguardo dice – ” La mia voce piaceva, ragranellavano tanti spiccioli e a me ne toccava una parte, poi finii in un bar e anche li cantavo per i clienti. ” – Dai bar Gianni finisce a cantare ai matrimoni, cantava in italiano, ma una volta, in uno dei suoi concerti, forse il meno bello, Gianni si trovò avanti il grande Vittorio De Sica, si emozionò Gianni, aveva le gambe che gli tremavano, lui ‘nu scugnizziello di dodici anni al cospetto di un mito quale Vittorio De Sica, ma Vittorio quasi come un padre abbracciò quel ragazzino, gli prese la testa fra le mani e gli disse – ” Figlio mio, ma come, tu che sei napoletano, e con la voce che ti ritrovi…. ” – Gianni non se ne dimenticò mai e iniziò a orientare il suo pensiero sul suo dialetto nel cantare. Un altro incontro che Gianni ricorda con piacere e un pizzico di timidezza fu quello con Anna Magnani che lo invita nella sua roulotte durante le riprese di un film, prende una chitarra che aveva e gli dice – ” A ragazzì la conosci stà canzone? ” – cominciando a canticchiare ” Reginella ” lui timido e un po’ impacciato gli risponde – ” No signora, non la conosco ” – e lei folgorandolo – ” E che cazzo di napoletano sei! “- …

continua con la prossima puntata all’interno della rubrica “La storia di Napoli”

Emanuela Genta