La storia di Luciano De Crescenzo 3° ed ultima puntata

Luciano non è credente, ha un rapporto con l’Altissimo molto particolare e personale, parla di Dio nei sui libri, ne parla spesso, ovunque, quasi esorcizzando l’argomento “fede”, diciamo che Luciano è credente a modo suo, in un modo del tutto particolare Una volta, ospite al programma televisivo Porta a Porta, si trovava assieme a Margherita Hack che a domanda risponde e spiega il suo essere atea, e sebbene fosse anche lui in un certo modo ateo, non lo disse, anzi il suo pensiero al riguardo è ben preciso: “Avere fede aiuta a vivere meglio. Se uno magari mi ascolta e si lascia convincere che Dio non esiste, finisce che gli faccio del male, e quindi, compio peccato”. Luciano ha l’abitudine di non usare soldi ne carte di credito, semplicemente entra nei negozi, acquista merce ed esce senza pagare dicendo “passerà Edoardo…”, e lo dice con serietà, semplicità e fermezza, passerà Edoardo… ed esce… per essere chiari Edoardo è l’assistente di Luciano, che si occupa tra le altre cose anche di passare poi nei negozi dove Luciano ha acquistato merce. Parla in modo scanzonato del suo funerale, dice che dovrà essere svolto verso le 22 di sera, per dare modo a tutti di essere presenti, alle 11 del mattino i suoi amici dormono ancora.

carro funebre

Da un po’ di tempo Luciano è afflitto da una patologia, non riconosce i volti delle persone che conosce, a questo proposito dice “La sera ceno con qualcuno e il giorno dopo, se l’incontro, non so chi sia, non lo saluto e quello pensa: ma guarda ‘stu fetente e De Crescenzo”. Non sono rincoglionito per l’età, la colpa è di un disturbo, le facce non mi dicono niente, non le riconosco, questo disturbo si chiama – PROSOPOAGNOSIA – INCAPACITA’ DI RICONOSCERE I VOLTI – Ricorda una volta Luciano, ad una festa partenopea, dove donne bellissime lo avvicinano gli fanno i complimenti e timidamente chiedono un autografo, lui che da gentiluomo cortese e affabile le accontenta tutte, ad un certo punto gli si para davanti una bellissima donna, a quel punto Luciano gli da la mano dicendo “Piacere, De Crescenzo!”, e lei un po’ incredula “Lucià, sono io, so Clara!”. Luciano non riconobbe subito la sua unica sorella, gli ci vollero una manciata di secondi e l’aiuto della voce di Clara per mettere a fuoco tutto. La memoria acustica funziona bene, riconosce le voci, ma i volti no, tant’è vero che concede a tutti i suoi bigliettini da visita dove c’è scritto (Mi spiace non averti salutato subito, ma sono affetto da una menomazione fisica, detta prosopoagnosia, che consiste nell’impossibilità di riconoscere le persone dai tratti somatici, pur riconoscendoli dal suono della voce).

luciano de crescenzo

Deve curare anche il diabete e l’ipertensione Luciano, che scherzosamente propone di abolire l’inno di Mameli con la canzone “Pigliate ‘na pastiglia, sient’a me”. A Luciano piacciono le donne, nella sua vita ha fatto molto sport, è equilibrato a tavola, non fuma, non beve super alcolici, non ha mai fatto uso di droghe, ma le donne… Luciano è un grande amatore e anche ora che ha qualche anno in più non ci pensa proprio ad evitare qualche incontro galante, certo si fa aiutare dal Viagra che però ha vergogna di andare ad acquistarlo in farmacia, e qui entra in scena il mitico Edoardo, il suo assistente che compra il Viagra per Luciano e per i suoi amici, ride Luciano pensando che la farmacista crede che Edoardo sia un mandrillo insaziabile. L’ultima intervista a Luciano De Crescenzo dove ha voluto salutare così la scomparsa di un grande artista partenopeo gli è stata fatta per appunto la perdita di Pino Daniele, e lui ha così detto: “Secondo me Pino Daniele era come un prolungamento di Napoli, nel senso che ha contribuito a diffondere nel mondo lo spirito partenopeo, credo che Pino Daniele abbia saputo raccontare più di tutto l’amore per la sua città. Se ci riflettiamo, le parole delle sue canzoni sono come una carezza fatta all’anima. Penso a Napule è, probabilmente forse, più che una canzone, possiamo definirla una poesia in musica.”

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Vedete – spiega l’autore di “Così parlo Bellavista” – non c’è nulla di più bello del guardare qualcosa attraverso gli occhi di chi lo ama. Forse è per questo che le sue canzoni piacciono a tutti e non solo ai napoletani. Quando ho appreso della morte di Pino Daniele mi è dispiaciuto molto, ed anche se non l’ho mai conosciuto, ho provato la stessa tristezza che si prova quando si perde un amico. Penso che lo stesso sia stato per i napoletani che in queste ore hanno reso omaggio ad un amico». Luciano, l’amico divertente e anche un po’ prolisso, l’autore, Luciano lo scrittore, l’attore, Luciano che non riconosce i volti delle persone care e chiede scusa par questo, Luciano un grande uomo con il cuore rimasto un po’ bambino che sorride alle sue scappatelle, e da la colpa al suo assistente…. al prossimo libro Lucià, o al prossimo film, perché non tutt’è due, un altro bests seller.

Emanuela Genta

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