La storia di Erri De Luca 3° ed ultima puntata

Dicevamo, a Erri non piace il banco, colpa anche della professoressa di filosofia che a suo dire aveva una voce che lui poco sopportava,  era praticamente insofferente, per conseguenza studiava a malapena la filosofia, quasi come fosse una tortura, ma come succede spesso a tante menti letterarie, Erri adorava il sapere, la conoscenza, soprattutto per le lingue straniere e lui, Erri, ci è arrivato da autodidatta, come già raccontato all’inizio della sua storia , lingue difficili come l’ebraico, yiddish, kiswahili. Il carattere un po’ chiuso però non lo ha frenato nel cercare di crearsi una famiglia: per ben due volta ha chiesto in moglie delle signorine, ma gli hanno risposto entrambe di no. Lui senza battere ciglio ha continuato la sua esistenza in modo tranquillo e sereno. Carattere chiuso dicevo, ma ribelle, incapace di qualsiasi costrizione come quella, banalissima, di indossare la cravatta, unica eccezione   quando lo chiamano nella giuria del Festival di Cannes. Poliedrico Erri, collabora con articoli di opinione per diversi giornali ( Avvenire, Il Corriere della Sera, Il Manifesto, La Repubblica ) , sportivo Erri, che nel mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata sportiva lo conoscono molto bene. Era il 2005 quando, assieme ad una sua amica ha partecipato ad una spedizione sull’Himalaya, dopodiché scrive un libro ” Sulla traccia di Nives” ( Nives Meroi, appunto la sua amica ). Poeta-scrittore Erri… ” I baci non sono l’anticipo di altre tenerezze, sono il punto più alto. Dalla loro sommità si può scendere nelle braccia, nelle spinte dei fianchi, ma è trascinamento. Solo i baci sono buoni come le guance di pesce. Noi due avevamo l’esca sulle labbra, abboccavamo insieme” – tratto dal libro – “Il contrario di uno”. Tante citazioni, tante poesie, tanti libri, imbarazzo della scelta, tutti belli, tutti significativi, tutti da leggere e da leggere ancora, da capirli, da sentirli, ho scelto due citazioni da due libri diversi, quelle che mi hanno di più colpito, voglio scriverle così, perché mi piacciono e per congedarmi: “Ho visto che in italiano esistono due parole, sonno e sogno, dove il napoletano ne porta una sola, suonno. Per noi è la stessa cosa.” – “Montedidio ” – ” ‘Adda tenè pacienza int”a casa soja, doveva tenere pazienza pure a casa sua. E’ bella la pacienza in napoletano perché mette un po’ della parola pace dentro la pazienza.” – “Tu, mio “.

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Emanuela Genta