La storia di Enzo Gragnaniello 5°puntata ed ultima puntata

… Tutti i brani di questo lavoro hanno un sapore melodico, si percepisce dalla scrittura, un richiamo atavico di chi scrive in napoletano, un energia che Enzo ha nel suo patrimonio genetico, un lavoro eseguito di getto realizzato senza tanta attenzione, semplicemente in diretta, solo con grande energia, quell’energia scaturita da un idea impulsiva nata e realizzata nell’immediato. Brani d’amore e di storie di tutti i giorni quali “Ma tu che vuò sapè“, ancora Vaseme, una dichiarazione d’amore spontanea seguita da una melodia struggente che ne fa un piccolo capolavoro, un altra ancora Nun me lassà, pezzo da brividi che riesce ad emozionare fin dalla prima nota, melodia che incalza sempre più forte come un battito di un cuore spezzato mentre il protagonista dichiara tutto il suo sentimento struggente, come solo l’amore può essere, viene abbandonato crudelmente, un brano dove si percepisce sulla pelle ciò che si prova nel momento dell’addio, ciò che rimane in un cuore vuoto.

Brani intensi che racchiudono storie vere di vita quotidiana dove non c’è bisogno di presentazioni tra chi li ha scritti ed interpretati, e chi si è emozionato ad ascoltarli. Enzo non si è mai distaccato dalla gente, sente forte la sua cultura, il suo vissuto insieme ai Guagliuni per strada, si sente sempre uno di loro, a suo modo cerca di comunicare qualcosa e lo fa nel solo modo di cui è capace, con la musica, magari non riesce subito ad ottenere il risultato sperato, ma non demorde, a volte le persone non sono pronte, hanno ancora una cultura popolana, lui ambisce alla cultura popolare, una cultura dove le varie tipologie si ritrovano a interagire per scoprire nuovi orizzonti senza più ghettizzarsi, aprire la mente a nuovi orizzonti senza dimenticare chi si è e da dove si viene, senza sottovalutare il disegno universale, come entrare in un’altra dimensione, per non dimenticare chi siamo, e riuscire a chiudere il tutto in “poesia“. La poesia è gentilezza, è la parola detta, la stretta di mano, è l’insieme di pensieri, la forza delle parole gentili. Bisogna essere aperti ai nuovi arrivati dice Enzo, sostenendo che l’energia che portano è importante, persone che approdano e con i loro grandi problemi hanno ancora il sorriso, e che possono insegnare ad andare avanti con la possibilità di crescere insieme. Così concludiamo la storia di Enzo, con un piccolo stralcio di una sua intervista: … dedicai un pezzo ai Quartieri, la città delle razze in un disco che si chiama “Neapolis mantra” strumentale, con la voce come se fosse una preghiera. E poi Evviva la razze. Oramai sono anni che vivo multietnico. Io vedo un bellissimo futuro, nun ‘o saccio, ma vedo un bellissimo futuro.

Pensieri, sogni, poesie, musica e testi di un artista rimasto un po’ sognatore, di uno che saliva sul terrazzo per guardare ‘o cielo, un ragazzo dalla voce graffiante con toni musicali, potrebbe cantare senza accompagnamento musicale Enzo, nessuno se ne accorgerebbe…

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Emanuela Genta