La storia di Enzo Gragnaniello 2°puntata

… Il padre di Enzo vendeva libri su una bancarella e portava i giornali, finchè non “prende il posto comunale“. Enzo e Gennaro De Rosa formano il gruppo musicale Banco Nuovo, Gennaro era negato, non aveva “il tempo“, non sapeva suonare niente, però per non dargli dispiacere, Enzo non gli diceva niente e lo lasciava suonare una tamburella con cui una volta Gennaro si ferì ad una mano, ma continuò a suonare come se stesse combattendo. Enzo prova orgoglio per quell’amico e continua a farlo suonare nonostante avesse ‘e cose int’o stommaco, i nervi alla bocca dello stomaco, perché non sopportava i fuori tempo dell’amico, ma nè lui nè gli altri amici, gli dicevano nulla, non gli volevano fa piglia collera. Enzo rimase per un po’ di tempo con il gruppo, poi decise di continuare da solo, le canzoni scritte con il gruppo non furono mai incise, erano pezzi di lotta, slogan dei disoccupati che ancora nel tempo si sono sentite, tramandate… negli anni ’80 il gruppo si scioglie.

A Claudio Poggi, produttore di Pino Daniele, avevano parlato di Enzo, un ragazzo che sapeva cantare bene, e che scriveva belle cose. Enzo e Pino hanno frequentato la stessa scuola, la Oberdan, appartengono allo stesso quartiere. In quel momento però Enzo non pensava alla carriera discografica, ma quando conosce Poggi e sotto sua dolce insistenza, Enzo si trovò catapultato nel mondo della canzone. Lo stile di Enzo nel corso del tempo è cambiato, lo stile iniziale personale non era commerciale, non rientrava nelle cose che potevano fargli guadagnare. Grazie al cambiamento musicale è andato avanti, seguendo le tradizioni popolari e la musica napoletana. Reduce dalla prima esperienza con il gruppo Banchi Nuovi, nel 1976 Enzo partecipa al Festival di Berlino interamente dedicato alle tradizioni popolari, e successivamente pubblica i suoi primi album Enzo Gragnaniello del 1983, e Salita Trinità degli Spagnoli del 1985. Ma Enzo non si espone molto, è un ragazzo riservato, vuole sempre ritagliarsi tempo per se, per sentirsi libero, e la sua unica prerogativa, non c’è la fa proprio a sentirsi legato anche nel lavoro, e a tale proposito dice: … per esempio ‘o cuntratt’ uà, che palle! Non puoi fare niente, stai bloccato mani e piedi. Queste cose che mi opprimono le ho evitate tutte, tenevo i produttori e se lo vedevano loro. Bisogna fare delle scelte, perché viene prima la libertà , e poi tutto il resto. 

Continua con la prossima puntata all’interno della rubrica La nostra storia.

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Emanuela Genta