La storia di Enzo Gragnaniello 1°puntata

Enzo Gragnaniello è nato a Napoli il 20 ottobre del 1954. Chi è? Un cantante, no, un poeta, una voce, non si capisce bene, forse tutte e tre le cose, una voce che dice, che sa raccontare rabbia, amore, speranza, un suono, la sua voce che arriva dritto al cuore. C’è un vicoletto a Napoli, si chiama vico Cerriglio, tra piazza Bovio (piazza Borsa) e Santa Maria la Nova, ed è il vicoletto più stretto di Napoli, Enzo è nato e cresciuto lì – “Sono nato dint ‘a casba proprio, chella là strettissima” – ecco perché Enzo ha bisogno di spazio, la sua casa deve essere all’ultimo piano – “Devo salire sul terrazzo e aggia guarda ‘o cielo, perché sono nato in un vicolo dove tutta la vita ho avuto un muro davanti. Sono cresciuto con un muro davanti” – . Verso i quattordici anni va a Milano, gli serviva spazio, viveva così, una vita libera, si identificava con la vita che fanno i barboni, libera, senza dover dare spiegazioni a nessuno, sarebbe andato oltre pure, aveva puntato la Svizzera ma per poterci andare aveva bisogno della tessera valida per l’espatrio, e lui non l’aveva, quindi si accontenta di Milano, – “A quattordici anni stavo a Milano, da solo, stavo con i barboni, vivevo una vita libera, nun me ne futtev’ ‘e nient’. A Milano mi acchiapparono e mi portarono al Beccaria, il carcere minorile, e così poi mi riportarono a Napoli…” – . Ma Enzo è inquieto, ‘nu guaglione in cerca di qualcosa, i limiti gli stanno stretti, la sua casa è la strada, il tetto il cielo, vuole essere libero da tutto e da tutti.  Si definisce “Naif“, ma senza presunzione, ama l’arte in tutte le sue forme, e ne è affascinato sin dall’età più piccola. La strada in un certo modo gli ha fatto da maestra, era ragazzino Enzo quando gli piaceva Elvis Presley, poi iniziò ad ascoltare e amare Celentano. Andò a lavorare in un bar, il River, stando sempre a stretto contatto con gli americani, e di conseguenza ascoltava musica americana. Riusciva a vendere di tutto, portava i caffè negli uffici e vendeva le sigarette e gli accendini che andava a prendere a Forcella. Viveva in questo modo, ascoltando musica sia dal juke-box, sia dai gruppi che erano soliti suonare nel locale, in particolare Enzo amava Otis Redding, era affascinato dalla sua voce. Enzo ha iniziato a suonare ai matrimoni dei suoi amici, ma così, una cosa da ragazzi, giusto per divertirsi un po’. Poi negli anni ’70 entra a far parte nei disoccupati organizzati dei Banchi Nuovi, e li si apre un mondo nuovo per Enzo, si confronta con altre tipologie di persone, assorbe modi di fare e linguaggio, ragazzi più preparati e più politicizzati, lui abituato con i compagni soliti a fare ‘o burdell’, – “Ti devi fare il territorio nel tuo linguaggio, devi far capire che tu sei cchiù figl’ e zoccola ‘e iss, pure col suono, con la voce, come i cani che si vogliono fare il territorio, che usano i suoni, e insomma ero abituato così, invece là sentivo parlare questi ragazzi con un linguaggio più italianizzato, molto educato e intelligente. E io, cazzo, ero affascinato. Pensavo: Ma questo è il linguaggio che piace a me! ” – …

continua con la prossima puntata all’interno della rubrica La nostra storia

Emanuela Genta