La storia di Enrico Caruso 7° ed ultima puntata

Nell’hotel Vesuvio fu allestita la camera ardente, i funerali furono officiati in una  Piazza Plebiscito traboccante di gente. Enrico Caruso è sepolto a Napoli nel cimitero S. Maria del Pianto ( Doganella ), a pochi passi dalla tomba di Totò. Dopo la sua morte a Napoli solo i ” carusiani ” cercavano di mantenere vivo il ricordo, il suo nome, finche’ nel 1973, al teatro S. Carlo ci fu un concerto in suo onore, dove il tenore Mario Del Monaco ricordò il maestro Enrico Caruso con emozione e grande rispetto, qualche anno dopo nel 1976 in piazza Ottocalli nei pressi della sua abitazione fu eretto un busto con la sua effige, sempre troppo poco, in America nasceva il ” The Enrico Caruso Museum of America ” da un idea di Aldo Mancusi, imprenditore in pensione. Aldo Di Gioia storico napoletano esperto nelle tradizioni teatrali e canore della sua città sarà il direttore dell’allestimento nel 1997 di un museo a Napoli dedicato interamente al grande tenore. Si è detto che Caruso fu il primo tra i cantanti dell’epoca a sfruttare le potenzialità del disco, sebbene avesse una voce poco potente e ” corta “, quasi da poterlo considerare un baritono, ma lui autodidatta con una sottile intelligenza, un carattere critico severo e molto esigente con se stesso, arrivò a sviluppare un modo personalizzato con cui l’intero torace vibrando, amplificava i suoni, tutto questo nonostante avesse sempre le sue sigarette egiziane a fargli compagnia. Lui, Caruso, non accettava di firmare un contratto dove gli era proibito di fumare durante le rappresentazioni, era sovente dire che il fumo aveva dato un carattere particolare alla sua voce. Dopo che ebbe eliminato dei noduli alla gola che lo facevano sanguinare nel 1909, la sua voce ( con l’aiuto delle sue sigarette egiziane Prettiest, che non smise mai di fumare… ) ebbe una trasformazione, diventò più brunita, non era più ” agile “, e la mezzavoce gli diventò faticosa, ma nonostante ciò il suo acuto mandava in estasi il pubblico, sebbene le registrazioni dell’epoca non permettevano di soddisfare appieno la fama vocale di Enrico, duravano circa quattro minuti e alcuni dei suoi pezzi furono accorciati proprio per rispettare questo limite. Durante la sua carriera Enrico si ritrovò a guadagnare migliaia di dollari, tanti da poter attirare estorsori armati, aveva un sottile timore che lo accompagnava anche durante le recite, tanto da controllare personalmente tutti i fucili scenici delle rappresentazioni, come ad esempio nella ” Tosca ” , che appunto finiva con un plotone d’esecuzione. Uomo di grandi gesti di generosità Caruso, dai concerti dati per gli emigranti, quelli  gratis in Central Park, aiutava i bisognosi, capitava di spogliarsi del suo cappotto per darlo ad un senzatetto incrociato per strada, di se stesso Enrico diceva – ” “I’m not a man at all, I’m just a money-making machine. It’s not that they value me, Caruso, but only because of my throat which I have sold to managers as Faust sold to Mephistopheles.” Ultima chicca, un cratere del pianeta Mercurio gli è stato dedicato da un astrofisico conterraneo della sua terra

Troverete tutte le puntate precedenti all’interno della rubrica Biografie – La Storia di Napoli

Emanuela Genta

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