Nel novembre del 1990 la rivista LIFE pubblicò una fotografia di un giovane di nome David Kirby – il suo corpo consumato dall’AIDS, il suo sguardo fisso nel vuoto – circondato dai familiari angosciati mentre esalava i suoi ultimi respiri. L’immagine inquietante di Kirby sul suo letto di morte, scattata da una studentessa di giornalismo di nome Therese Frare, divenne rapidamente la fotografia più emblematica identificata con l’epidemia di HIV / AIDS che, in quegli anni aveva colpito milioni di persone (molte di loro inconsapevolmente) in tutto il mondo, devastando famiglie e comunità. La mancanza di informazione aveva contribuito a diffondere una sorta di isteria sulla malattia. Cosicché chi viveva con l’HIV / AIDS era vittima di violente discriminazioni e isolamento.

Therese Frare, una giovane studentessa di giornalismo, all’Università dell’Ohio, attivista per i diritti dei gay, scelse di fare un reportage fotografico sull’AIDS per il suo progetto accademico, ma ebbe difficoltà a trovare una comunità di persone affette dalla malattia che si lasciasse fotografare. Così iniziò a fare volontariato presso la Pater Noster House, un ospizio per malati di AIDS a Columbus e fece amicizia con Peta, per metà nativo americano, badante e paziente sieropositivo. Peta si stava prendendo cura di David Kirby, un attivista gay proveniente da un piccola città dell’Ohio che era stato abbandonato  dalla sua famiglia da quando aveva rivelato la sua sessualità.

Therese chiese a David se voleva farsi fotografare. Lui accettò, perché conosceva il potere delle immagini nel cambiare le percezioni delle persone. Il suo consenso però dipendeva da una condizione: e cioè che non ci fosse alcun profitto personale derivato dalla sua immagine.

La malattia di David lo fece riavvicinare alla sua famiglia e ai suoi genitori, che  ricordano di essere stati feriti dal modo in cui lo staff sanitario del piccolo ospedale di campagna vicino a casa trattava David. La donna che distribuiva i menu ai pazienti si rifiutò persino di lasciare che David ne tenesse uno; lei gli leggeva le opzioni, da lontano, ferma sulla soglia della porta della sua stanza. Ma alla Pater Noster House, David aveva Peta, che parlava con lui, lo distraeva e alleviava il suo dolore e la sua solitudine attraverso un contatto umano semplice e compassionevole.

Il giorno della morte di David, nell’aprile del 1990, all’età di 32 anni, Peta entrò nella stanza di David per salutare e Therese rimase fuori, cercando di non dare fastidio. Ma la madre di David uscì e  chiese a Therese di scattare foto  mentre salutavano il figlio per l’ultima volta, per avere  qualcosa con cui ricordarlo. Therese entrò nella stanza e rimase in silenzio, appena percettibile, nell’angolo: un estraneo che documentava un momento intensamente privato. “Qualcosa di veramente incredibile” avvenne davanti ai suoi occhi. David, consumato ed emaciato, emanò il suo ultimo respiro, sussurrando “Sono pronto”, è scivolando via alla la presenza dei suoi cari.

Nel novembre 1990, la rivista LIFE pubblicò la devastante foto di Therese. Le persone in tutta il mondo ebbero così l’opportunità  di vedere una famiglia, una storia, un dolore straziante e un omaggio all’amore profondo e ad una profonda compassione. La foto ci ricordò che la stessa sorte avrebbe potuto toccare a chiunque.

Due anni dopo, United Colors of Benetton utilizzò una versione colorata della foto in una campagna pubblicitaria per sensibilizzare sull’HIV / AIDS, scatenando una grande controversia. Tutti si scandalizzarono dai cattolici romani, che videro nella foto l’immagine di Maria che cullava il Cristo dopo la sua crocifissione, agli attivisti a sostegno dei malati di AIDS, che ci videro invece uno sfruttamento pubblicitario delle sofferenze causate dalla malattia, per vendere abbigliamento. Riviste di moda come Elle e Vogue si  rifiutarono di pubblicare la pubblicità, mentre le organizzazioni benefiche di alto profilo per l’AIDS e persino il Sunday Times di Londra chiesero di boicottare l’immagine.

Mentre la polemica infuriava, i Kirby non hanno mai avuto riserve o rimpianti di aver permesso a Benetton di usare la foto. Così, le persone di tutto il mondo furono forzate a guardare con i propri occhi il costo umano dell’AIDS. In tal modo David lasciò il segno, aiutando a minare e ad indebolire quei pregiudizi che segnarono il primo decennio dell’epidemia.