Il 1965 segna la fine del servizio per le vetture serie “400-Balilla” a due assi, ormai utilizzate solo come rinforzo e sulla 29 rossa. In questo periodo nascono alcune circolari di quartiere come la V (Vomero), che durerà solo pochi mesi ma che verrà ripresa molti anni dopo per la attuale V1. Analogamente avvenne a Fuorigrotta con la linea F, che darà vita a tutta la serie da F1 a F4, poi raggiunte da F5 e F9. Nacquero anche la 150 dalla Ferrovia a Bagnoli, la 170 e la 172. Nel 1967 l’ATAN decide di demolire ben 25 tram a carrelli, fra cui non pochi ricostruiti nel 1951 in versione “meridionale”. Alla fine ne vengono “fortunatamente” eliminati solo 14, ossia 951, 955, 962, 963, 967, 980, 981, 989, 1017, 1019, 1021, 1034, la 1004 originaria e la 1043. Si salvarono dopo l’accantonamento le matricole 958, 959, 964, 984, 992, 998, 1006, 1007, 1015, 1038 e 1040. Di questa lista le prime tre esistono tuttora. Un anno dopo la Sofer procede all’ulteriore ricostruzione di ben 43 motrici (comprese le suddette salvate) che tornano in servizio dal 1969. Sempre in quel periodo vengono soppresse le filolinee 231 e 242, sostituite dai bus 31 e 42. Nel 1968 chiude il deposito filoviario di Carlo Terzo per l’abbattimento e la ricostruzione, riaprirà autoviario cinque anni dopo. Sempre nel 1968 l’ATAN riscatta il deposito di Cavalleggeri Aosta dalla famiglia Salvati, senza non poche resistenze da parte di questi ultimi.

Officina tranviaria di Fuorigrotta (foto Roberto Amori)

Nel 1970 viene inaugurata la nuova officina tranviaria annessa al deposito Fuorigrotta, alla quale i tram potevano accedere da via della Ginestra: dotata di tre binari e di tutte le strumentazioni, rimarrà in servizio fino a novembre 2000, quando la rete tranviaria di Fuorigrotta fu scollegata a causa dei lavori della linea 6. A cavallo del 1970 erano nate altre linee circolari: le vomeresi VD e VS, la CA e la VB. Vennero poi acquisite diverse linee autoviarie dell’area vesuviana prima gestite da ditte private: nascono in ordine la nuova 3, 3 barrata, 174, 176, 177, 171, 178 e 179, oltre al servizio urbano di Torre del Greco. Arrivano anche nuovi autobus: 180 Fiat 410 Sofer AU.1511 su licenza Pistoiesi; 20 Fiat 409 Pistoiesi; 32 Fiat 416 CANSA; 10 interurbani Fiat 306/3 CANSA in due toni di azzurro e 94 Fiat 410/A Cansa, gli ultimi autobus arrivati in livrea biverde. Nel frattempo nuove linee: la 26 a Fuorigrotta (p.Italia-V.Scarfoglio), la 17 rossa per via delle Brecce, la effimera 184 da parco Castello a via Arno. La 103 viene rinumerata 20.

Fiat 410 Sofer al capolinea di Posillipo (foto G. Litigio)

Nel febbraio del 1973 viene inaugurato il nuovo deposito di Carlo Terzo, ma entrerà in funzione solo due mesi dopo. Nello stesso anno proprio in questo impianto arriverà il primo bus in arancio (e con il cambio automatico), il primo di 150 Fiat 418 Cameri. Sempre in quel periodo l’ATAN acquisirà dalla Società Ferrovie del Vomero le funicolari di Chiaia e di Montesanto. A luglio, invece, cessano definitivamente le linee filoviarie del Vomero: le ultime due superstiti 247 piazza G.Vico-Piazza Vanvitelli e la 249 Piazza G.Pepe-San Martino vengono rimpiazzate dai bus 47 e 49. Nel 1974 cominciano ad arrivare (in ben sei anni) 245 bus Fiat 418 Sofer, ma l’ATAN commetterà l’errore di accantonare frettolosamente moltissimi bus del 1960 che poi, durante le domeniche di “austerity” e con le partite del Napoli in casa, costringerà l’azienda a noleggiare bus turistici per far fronte alla domanda di trasporto: furono istituite per l’occasione le linee 521, 522 e 525 sulle quali il biglietto si pagava 200 lire in luogo delle canoniche 50, con notevoli proteste da parte dell’utenza. Nel 1974, come accennato, nascono le prime due nuove circolari flegree F1 e F2 (e vengono soppresse 10 e 10 rossa barrata), assieme alla linea di supporto MF (Mergellina-Ferrovia) ben presto sostituita dalla FT (Ferrovia –Tecchio). Nello stesso anno termina anche l’esercizio delle filolinee centrali CD, CS e 232 (sostituite da bus, la terza numerata 32): la riduzione dei filobus a disposizione in seguito alla prima rottura dei telai (e vanno in ricostruzione esterna anche i primi Alfa Mille) e la cessata produzione di filobus nuovi in Italia induce a tenere in vita la sola filovia vesuviana. Nel 1976 l’ATAN acquisisce dalla SAFUCE la Funicolare Centrale, mentre erano state già chiuse per la ricostruzione quelle di Chiaia (surrogata dalla linea bus VA, Vanvitelli-Amedeo) e quella di Montesanto (sostituita dalla insufficiente linea bus MD, Morghen-Dante). Vengono inviati alla ricostruzione totale 11 tram a carrelli presso le officine Fiore di Caserta: il 5 aprile viene presentato il primo esemplare davanti alla direzione aziendale, la vettura 999. Dalla estetica molto discutibile, fu concepito con l’intento di eliminare le parti in legno dei “carrelli” e di accomunare i ricambi di carrozzeria a quelli dei nuovi bus 418 Sofer. Le altre 60 inviate (e condivise dalla Sofer) uscirono leggermente differenti, coi finestrini più bassi e modifiche nelle testate. En passant, la posa della prima pietra della metropolitana collinare, di cui si parlava sin dal 1963. Nel ’77 arrivano i contestatissimi suburbani Fiat 420 Menarini, immessi in servizio su 152 e 175, ma anche i piccoli e duraturi Fiat 314 Menarini. Ancora nuove linee: nascono F3 e F4, PT (Plebiscito-Tasso) e PT rossa, chiude la funicolare centrale per problemi tecnici surrogata dalla VR (Vanvitelli-Roma), e arrivano nuove circolari periferiche di quartiere, come S1 e S2 a Secondigliano, P1 a Ponticelli oltre alla linea di forza 33 Carlo Terzo-Scampia.

Deposito ATAN di San Giovanni a gestione mista filotranviaria (archivio anm)

Vengono inviati per la ricostruzione in Friuli, ad Osoppo, 25 bus Fiat 410 Sofer, per sostenere l’industria locale dopo il terremoto (lo farà anche l’ATAC Roma, inviando sue vetture). Ne tornerà uno solo, il 3134, gli altri verranno demoliti sul posto per inadempienze contrattuali dell’ATAN. Nel 1978 viene sospesa la tranvia 2 per carenza materiale: tornerà solo a dicembre del 1983. Nel 1979 i filobus abbandonano il deposito San Giovanni, che viene riorganizzato. Poi arriverà il terremoto dell’Irpinia, e sconvolgerà tutto.

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