Un bambino nato a metà anni ’60 e cresciuto fra i treni – essendo figlio di ferroviere – e tram, avendo abitato per trent’anni a pochi metri dai depositi di Fuorigrotta, a via Cumana di tram e SEPSA, non poteva sfuggire al fascino dei mezzi su rotaia e a quello a cui poteva assistere ogni giorno dalla finestra di casa, ossia il continuo passaggio del tram 2 (Poggioreale-piazza G.B.Marino) e al movimento delle vetture che uscivano o rientravano in deposito. La storia di questa linea nasce a cavallo degli anni ’20 e ’30, quando Fuorigrotta era poco più che un villaggio. A quei tempi non si chiamava 2, ma 30 ed esisteva già dagli anni ’10. In partenza da piazza Municipio, a quei tempi arrivava a piazza Pilastri, dove sorge tuttora la stele – invero poco ricordata, se non dagli abitanti del quartiere – che ricordava la presenza di un posto di blocco daziario istituito dai Borbone nel 1789, dove veniva sottoposto a controllo chiunque provenisse dalla zona di Agnano. Dopo il 1930 il 30 fu deviato dall’antica via delle Terme (oggi in parte assorbita da via Caio Duilio) su via Leopardi, che veniva percorsa per intero incrociando i binari della ferrovia Cumana (allora in superficie) all’incrocio con la via omonima, ai tempi strada senza uscita carrabile, ed arrivava all’altezza del Rione Miraglia. In quel periodo fu istituita anche la 30 rossa che, provenendo da piazza Principe di Napoli (oggi piazza della Repubblica), arrivava fino alla fine di via Cavalleggeri d’Aosta, all’altezza della Caserma di Cavalleria. Il 1939 vede la ricostruzione dell’intero quartiere di Fuorigrotta: il 30 ora non percorre più la prima parte di via Leopardi, ma entra in via Cumana, dove la linea della ferrovia omonima viene interrata liberando strade e spazi in superficie.

Incidente per il tram 970 sul 30 in via Chiatamone, prima metà anni ’50.

Il nostro 30 “nero” nel dopoguerra subirà altre modifiche: a piazza G.B.Marino verrà costruito un triangolo di binari per consentire ai tram a carrelli di invertire la marcia, mentre da quel triangolo due dei binari che lo costituivano furono prolungati su via G.B.Marino fino all’incrocio con via Giulia Gonzaga e su via Leopardi fino al cimitero di Fuorigrotta. Entrambi poco o per niente usati, sono stati rimossi o ricoperti solo pochi anni fa. Dalla parte opposta il tram cambia altri due capilinea: da piazza Municipio si arriva a piazza del Gesù e poi nel 1954 a piazza Bovio, fino alla riforma delle linee tranviarie, che avverrà nel 1955. Fu proprio quell’anno il vecchio 30 diventò 2 (“302” in codifica aziendale, così come la 30 era “330”): da piazza G.B.Marino a Piazza Carlo Terzo, diventando la seconda linea più lunga dopo la 1 Poggioreale-Bagnoli Dazio, nata nello stesso periodo dalla fusione di 23 (Bagnoli-Parco Castello) e 16 (Parco Castello-Poggioreale). La nuova 2 cambia dopo pochi mesi ancora il suo capolinea orientale, spostandosi da piazza Carlo Terzo (dove vennero rimossi tutti i binari, compresi quelli della ferrovia Alifana) a piazza Nazionale. Nel 1956 l’attestamento cambia ancora: la 2 viene portata a Poggioreale a fare compagnia a 1 e 29.

Tram 1036 in mezzo al mercato di via Cumana, agosto 1959.

Nel tempo nasceranno varie limitate e barrate: 2 rossa Poggioreale-Mostra (poi diventata 1 barrato da piazza Nazionale) e 2 barrata Poggioreale-Piazza Vittoria (esercita dal deposito San Giovanni e non da quello di Fuorigrotta). La linea ordinaria 2 viene esercita con sette “treni”, poi ridotti a cinque nel corso degli anni, e negli anni ’60 si assiste all’ultima modifica che vedrà la linea, ma questa volta anche infrastrutturale: diventato insostenibile il percorso a binario unico posizionato al centro di via Leopardi, viene costruito un lungo anello da piazza Marcantonio Colonna (dove c’è la stazione della Cumana di Fuorigrotta), dove viene installato uno scambio a molla in posizione fissa di deviata, ed il tram entra in via Lepanto, poi devia su via Iacopo de Gennaro, via G.B.Marino (dove c’è un altro triangolo per “farsi superare” e via Leopardi, dove ora il binario è accostato al marciapiede e non più al centro della strada.

Il tram 975 attende la coincidenza poco prima del binario unico in via Cumana, 1972.

Resta a binario unico il tratto su via Cumana, regolato da “bastone pilota” (o “testimone”) dal gabbiotto sito all’angolo con via Duilio. Anche in questo punto c’era uno scambio a molla, fisso su “corretto tracciato” (in rettilineo). Al mattino uno dei turni macchina viene esercito da un convoglio di motrice e rimorchiata: il “tram con rimorchio” che vedevo alla finestra rientrare in deposito intorno alle 10,30, quando a scuola elementare avevo il turno di pomeriggio e potevo godermi il passaggio delle vetture. E anche dalla scuola, che era l’Andrea Doria in piazza Marcantonio Colonna, avevo la visione privilegiata dall’aula che affacciava su via Lepanto, per cui un occhio era ai maestri Orsola Russo (solo in prima classe, di lei ero innamorato ma un giorno le ruppi una tazzina…) ed il compianto Angelo Papa (dalla seconda alla quinta classe, che mi insegnò a disegnare con la penna nera ad inchiostro di china, cosa che mi accompagna tuttora) ed un altro era ai tram in transito. Dal 1974 i tram vengano dipinti in arancio: ricordo la meraviglia in un mattino assolato quando, mentre prendevo il sole sul balcone, vedo uscire in retromarcia la vettura “meridionale” 959, del deposito San Giovanni. Fiammante, in un arancio abbacinante, con i bordi grigi.

Tram 1031 in arancio sul 2 alla Riviera di Chiaia, agosto 1976.

Nel 1976 sul triangolo di binari antistante la direzione dell’ATAN arriva il primo “tram nuovo” (uso le mie terminologie di bambino), che poi nuovo non era: si trattò della ricostruzione totale della vettura “a muso piatto” 999, che ora si presenta con una nuova carrozzeria completamente diversa, a doppio fanale e con tutti gli spigoli che le architetture dell’epoca suggerivano. Nel 1978 il 2 – con mia grande disperazione – viene sospeso per carenza materiale: le ricostruzioni totali dei tram diventano più frequenti ed il numero di vetture disponibili si riduce, per cui viene sacrificata proprio la linea 2, anche in virtù dell’aumentato traffico (e delle auto parcheggiate in seconda fila, che solo pochi anni prima non c’erano) che rende più complicata la circolazione a binario unico nella mia strada. Il 1980 la tragedia: il terremoto fa chiudere il deposito Fuorigrotta, per me è una mazzata terribile. In pochi minuti, oltre alla perdita di tante vite umane, scompare anche il movimento tranviario a cui assistevo giornalmente quando non ero a scuola o non ero in giro coi genitori e mia sorella. Ho 15 anni, ed è il tempo di trovarsi altre distrazioni. La passione per il trasporto su ferro però è troppo radicata anche per motivi familiari, per cui non può scomparire: due giorni prima del Natale 1983 torna il tram 2: ora “esce” da San Giovanni ma – dopo averci portato in giro dalla fermata a richiesta sita all’altezza della scuola Sacro Cuore ora mi porterà (quando lo “beccavo” al volo) anche a piazza G.B. Marino dove prendevo uno fra F1, F3, 187 nero o 144 per raggiungere l’Ottavo Liceo Scientifico al Parco San Paolo. Passa qualche anno, ma alterne vicende il 2 mi porta anche all’Università: mi faccio l’abbonamento “una linea”, e da sotto casa arrivo fino alla Parthenope in via Acton.

Tram 1024 con un auto in sosta sui binari in via De Gennaro, 1984.

Nel 1989-90 la fine della linea: iniziano i lavori della LTR (Linea Tranviaria Rapida): viene demolita una vecchia sottostazione all’interno del deposito Fuorigrotta (che da anni accoglie mezzi accantonati, anche filobus e autobus) e al suo posto sorge un moderno fabbricato verde dove verrà installata una sottostazione per la nuova tranvia sotterranea, ma contemporaneamente i binari del tram vengono attraversati da uno scavo per la posa dei feeder fino a piazza Lala, per alimentare la ferrovia in costruzione. E’ la fine del 2 dopo 35 anni di onorato servizio: il sottoscritto ormai ha 25 anni, il vecchio 2 non tornerà più. A Fuorigrotta un sussulto arriverà nel 1999: il taglio scellerato del tram da Bagnoli a piazzale Tecchio farà istituire un “nuovo” ed accorciato 1 da Poggioreale a piazza Sannazaro, mentre un nuovo 2 farà da navetta da Piazzale Tecchio a Piazza Vittoria, dove diventa circolare grazie allo scambio da via Arcoleo a via Morelli. Durerà solo un anno, perché alla fine del 2000 verrà sospesa la circolazione anche sul tratto Tecchio-Vittoria, a causa dei lavori della ex LTR, ora linea 6. Il tram 1 accorcia a piazza Vittoria, il 2 scompare. Ma, dopo avermi portato (facendo una fermata sola) prima alla scuola elementare, poi verso il liceo e dopo all’università, un numero 2 mi ha portato anche al lavoro, verso l’ufficio sito in via Crispi, tragitto che facevo col tram fino alla Riviera di Chiaia. A breve tornerà un nuovo 2, completamente diverso, ossia l’ex 29 rinumerato nel 2009. Buon tram a tutti. Foto in evidenza: tram 976 sul 2 in piazza Garibaldi nel 1971 (foto Jean Henri Manara).

Per le altre puntate della Storia del Trasporto Pubblico Napoletano clicca qui