La Bellezza salverà Napoli: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

«Ho bisogno del mare perché mi insegna… è l’incipit di una poesia di Neruda. Tu come continui?»

«…l’umiltà. Il mare mi ha insegnato quanto sono piccola in un universo così grande ma quanto possa sentirmene parte e grata.»

Dal 2011 a oggi ha omologato 6 record italiani (uno dei quali imbattuto da 26 anni) e il 25 agosto 2018, a Sharm El Sheikh, diventa primatista del mondo di apnea in assetto variabile con la monopinna, scendendo a 115 metri di profondità in 3 minuti e 4 secondi con quasi 13 atmosfere che premono sul suo corpo e sulle sue orecchie. Record nel record: è la donna italiana più adulta ad aver omologato il record del mondo. Sì, perché Mariafelicia Carraturo è diventata campionessa mondiale a quasi 48 anni e mamma di due figli!

«Entrata nella Nazionale Italiana di Apnea a quasi 42 anni, ho praticato per 6 anni questa disciplina come atleta professionista con tutte le relative tappe», tiene a precisare perché sembra che il suo successo sia un dono e non il risultato ottenuto da un’atleta professionista, «tappe traslate di 20 anni, visto che di solito gli anni in cui si inizia sono i 18-20», aggiunge sorridendo.

Da quanto so di lei e già dall’inizio della nostra chiacchierata, capisco che sto intervistando una campionessa di vita prima ancora che di apnea.

«Il nuoto è appartenuto alla mia infanzia: ero una promettente nuotatrice poi la morte di mio padre, puntuale accompagnatore ai miei allenamenti, ha provocato la battuta d’arresto. Questo sport, e la competizione, sono tornati quando aspettavo il mio primogenito. La piscina in cui mi allenavo, però, chiuse per più di due mesi; in quel momento, mio fratello si stava iscrivendo a un corso di apnea e così mi ci iscrissi anche io, scoprendo subito un talento per questa disciplina. Purtroppo non riuscivo ad allenarmi per i miei impegni familiari: i tempi per gli allenamenti e per gli affetti non erano compatibili, in più subivo una serie di osteggiamenti da chi mi stava intorno…

La separazione da mio marito, avvenuta per cause del tutto indipendenti, ha rappresentato un’opportunità. Un tempo libero ritrovato da trascorrere da sola, cosa che all’inizio mi ha devastata ma che poi ho utilizzato per allenarmi, appunto: nei weekend, quando i ragazzi erano col padre, o durante il periodo estivo, in cui tornavo a essere single. Certo, tante altre cose avrei potuto fare, le uscite mondane, per esempio, e invece ho preferito dar retta alla spinta che provavo! La mia prima vacanza da single è stata Rodi, per fare l’atleta, rimettendomi in gioco nonostante il condizionamento psicologico degli anni che, benché me li portassi bene, c’erano e non erano la normalità. Ho avuto forza e sono stata coraggiosa, e questo mi ha permesso di cogliere l’occasione che avevo davanti a me.»

«Qual è stato il cambiamento principale della tua vita, quando hai iniziato l’apnea?»

«Io ero fortemente organizzativa, di quelle che sanno perfettamente quel che faranno da settembre al giugno successivo; ebbene, ho imparato a mollare il controllo, cosa difficilissima oggigiorno, perché siamo ossessionati dalla velocità, dagli impegni e dal loro incastro. Eppure è così che le cose destinate a me sono arrivate. Ho ricevuto tanti doni ma probabilmente perché ho voluto e saputo cogliere le opportunità che mi sono state date e sono stata pronta al cambiamento, quando è stato necessario. Non senza una dose di paura, naturalmente.»

«Ecco una parola chiave per chi sfida i record… la paura.»

«Le paure sono fisiologiche alle nostre fragilità di esseri umani, per quanto la società quasi ci imponga di non averne. La paura è lo stimolo che, abbinato alla curiosità, ci fa migliorare. Più forte della paura, per me, è sempre stata la curiosità. Ricordo la partenza per il mio primo mondiale, nel 2011. Avevo, sì, la consapevolezza che sarei riuscita a raggiungere la quota per quel mondiale ma avevo anche le mie paure: partii da sola, ero l’unica italiana in gara, non avevo esperienza, non conoscevo nessuno… ti confesso che più volte sono stata sul punto di non salire più sull’aereo. Ma, alla fine, la curiosità di dove stavo mettendo i piedi è stata più forte, e lo è stata tutte le volte, non mi ha mai abbandonata. E ti parlo di curiosità anche di me stessa, non solo delle mie capacità di atleta ma anche della donna che sono.

La curiosità mi ha spinto anche alla scoperta del mio corpo e della forza che non credevo di avere. Ogni volta che per testare la profondità rimetto piede in mare, cosa che faccio sempre con infinito rispetto, la domanda che mi pongo è “Ma lo saprò fare? Sarò brava?”. Poi il mare mi accoglie e la comunione con lui mi rassicura.»

«Su cosa si base l’apnea?»

«L’apnea è una disciplina fortemente legata al respiro: insegna a respirare, cosa che ci serve a calmare la mente. Nei momenti di calma, che ormai, noi occidentali soprattutto, non riusciamo più a vivere, presi come siamo dalle frenesie, e grazie al silenzio, che vivo come una enorme fonte di ispirazione, vengono fuori i nostri veri desideri e bisogni, non corrotti da pregiudizi e convenzioni, ed emerge la parte più genuina di noi. Con l’apnea alleno il respiro, riesco a fermare la mente e a trovare me stessa, e quindi a trovare la mia libertà

«Mi sembra che la tua apnea rappresenti un momento mistico, spirituale, più ancora che un’esperienza fisica.»

«Perché con la spiritualità sono riuscita a esplorare sia gli abissi marini che quelli della mia anima: ho vissuto esperienze forti, conoscendo persone di fedi diverse. Sono diventata un’esploratrice dei più vari insegnamenti spirituali. Ho compiuto un percorso personale che mi ha fatto arrivare all’idea che nell’aria ci sia un sapere universale che accomuna tutti gli uomini ma che solo quelli più illuminati riescono a cogliere. La fede è affidarsi: affidarsi a qualcosa che arriva ogni giorno e che deve trovarci col cuore aperto per accoglierlo.»

«Purtroppo sono arrivati anche degli incidenti…»

«Ho avuto due incidenti seri, anzi diciamo tre in tutto, pur avendo praticato l’apnea in maniera sempre estremamente coscienziosa, perché tutte le volte voglio tornare a casa dai miei figli. Senza dubbio si tratta di uno sport no limits, ovvero con delle componenti forti di pericolosità; non tutto è prevedibile e il corpo umano non è stato ancora studiato a sufficienza per comprendere e anticipare ogni cosa che può accadere. A causa di uno dei due incidenti, è saltato il record del mondo a cui ero pronta già nel 2017. Ho vissuto, allora, un momento assai critico: non sapevo cosa fare e soprattutto se fare, se andare avanti. Poi, magicamente, come in altri passaggi importanti della mia esistenza, si sono concatenati gli eventi in un modo tale per cui non potessi avere più dubbi nel percorrere la strada che essi stessi mi mostravano.»

È con la determinazione e la costanza che Mariafelicia Carraturo ha alimentato la sua passione, il suo sogno, nonostante le miriadi di volte in cui si è dovuta sentir chiedere “Ma perché lo fai?”, probabilmente perché «questo sport è senza guadagni e forse, per molti, la mia scelta non ha senso in quanto non mi porta fiumi di danaro.» E a lei, invece, vien da rispondere: «Ma non vedi come si illumina il mio viso quando parlo dell’apnea?»

Quel viso che le si illumina in un sorriso semplice e aperto anche ogni volta che riemerge dopo la discesa e la risalita, dopo aver sfidato la profondità, mantenendo altissima la concentrazione. È il sorriso di chi sa che sta facendo la cosa giusta.

«In un servizio televisivo hanno intervistato la tua mamma, definendola la tua più grande fan. È senza dubbio commovente sentirla parlare di te come ha fatto, ma, secondo me, la più grande fan di Mariafelicia è Mariafelicia… sbaglio?»

«Mai madre mi ha aiutato tantissimo facendo la nonna con i nipoti piccoli – ora uno ha 18 anni e l’altro quasi 17 e sono il mio orgoglio, anche se ne parlo raramente. Ma non è stata mai mia complice, appassionata e indomita: era sempre paurosa e con una visione conformista di quella che doveva essere la mia vita. Oramai ho accettato tutto questo ma penso che tu abbia ragione: sono io la maggiore fan di me stessa

«Come mamma-atleta, quale valore aggiunto pensi di aver dato ai tuoi Guido e Davide?»

«Penso di aver insegnato loro molto di più allontanandomene qualche volta e seguendo la mia passione piuttosto che rimanendo a casa, presente ma insoddisfatta. Poi ho trasmesso loro il valore dello sport, che sarebbe da coltivare maggiormente, addirittura direi che sarebbe da riesumare. Soprattutto ora che l’intolleranza emerge sempre più massicciamente, lo sport insegna a stare con chiunque, insegna a rialzarti dopo le sconfitte – e ne ho avute, io, di mazzate! Educa a vivere il fallimento come risorsa, e non importa a quale posto del podio si arrivi, fondamentale è, ogni volta, dare il meglio di sé. Sia negli sport di squadra che in quelli individuali, bisogna puntare non a misurarsi con l’altro ma con se stessi. La vera vittoria è migliorare noi, e di conseguenza questo sarà un migliorarci anche nei confronti degli altri.»

Sport e agonismo non possono prescindere dal concetto di sfida, ben radicato nella mente di Mariafelicia. «Nel mio continuo desiderio di rinnovarmi, una sfida, diversa, è stata anche scrivere un libro.» La Carraturo, infatti, ha da poco pubblicato “Il risveglio di Partenope”, per Guida Editori, e devolve i diritti d’autore del suo libro alla Fondazione Cariello Corbino (https://fondazionecariellocorbino.org/), anche se in occasione di alcune presentazioni, ha avuto piacere di donare ad altre realtà bisognose i proventi della vendita di volumi da lei pre-acquistati, perché, per Mariafelicia, «il bene è un’onda d’amore».

«La tua famiglia rimanda a quella dei noti pasticcieri napoletani; “Il risveglio di Partenope” è il titolo del tuo libro e contiene un evidente riferimento a Napoli, oltre a esser stato pubblicato da Guida, che è un editore storico napoletano; hai interpretato la Sirena Partenope in occasione della cerimonia inaugurale della 30a Summer Universiade allo Stadio San Paolo di Napoli a luglio 2019;  il mare, che fa parte integrante della tua vita, è una delle essenze di questa città: insomma, Napoli c’è sempre! Cosa provi per la tua città e qual è, secondo te, la cosa che più manca a Napoli per vivere bene o almeno meglio?»

«Quando sono all’estero, non mi definisco italiana ma napoletana. Questo ti fa capire che amo tantissimo la mia città, tanto da ammonire, anche pubblicamente, in un’intervista a un TG regionale, i miei concittadini che invece trovo amino poco Napoli. In tempo di quarantena abbiamo visto una città e il suo mare stupendi: l’una ripulita e l’altro cristallino. Alla riapertura, sono tornate immediatamente le azioni di orde di incivili. Il problema è che non abbiamo sviluppato il senso della cosa comune. Ci vuole il rispetto degli altri e quindi il rispetto delle regole, basta questo!

Durante la quarantena è vertiginosamente aumentato il numero dei delatori per la paura che il virus entrasse nelle loro case: la denuncia riguardava la mancanza del rispetto delle regole che ci imposero. Ebbene, perché questi stessi delatori non fanno la medesima opera, quotidianamente, nei confronti di quanto accade per le strade di questa città? È come se tutto ciò che non entra nelle nostre case, non ci debba riguardare, preservandoci dal rischio. Ma è proprio a furia di non voler correre rischi, che rischiamo di vivere, anzi, che viviamo nelle condizioni attuali. Io parlo perché sono una che invece rischia le botte perché non tace, non si adegua; i miei fratelli (titolari della storica pasticceria Carraturo di Porta Capuana, ndr) corrono rischi perché non pagano il pizzo e aderiscono a “Pago chi non paga”, la campagna antiracket che invita a comprare presso gli esercizi che non pagano la camorra.»  

Ho conosciuto una donna energica, una campionessa attempata, come ironicamente si definisce, brillante e capace, una mamma amata dai suoi ragazzi, eppure… qualcos’altro c’è, che non ha mai detto.

«Una donna come me vive anche un rovescio della medaglia: la solitudine. Gli allenamenti e gli impegni da madre hanno scadenzato i miei ritmi, non consentendomi una vita sociale; lo sport che pratico è uno sport individuale, quindi senza opportunità di incontri; più di un ventenne ho dovuto curare la mia alimentazione e questo condiziona anche la convivialità… insomma, tante rinunce mi hanno spesso creato l’insicurezza di aver operato la scelta giusta. Sì, la solitudine, anche sentimentale, è il prezzo che pago.»

Luciana Pennino

Per chi vuole conoscere di più di Mariafelicia Carraturo e vuole seguire le sue imprese: http://www.feliciacarraturo.it/index.php/it/

Le foto sono state fornite dalla campionessa in esclusiva per questa intervista.