Tra mille peripezie, l’anno scolastico per milioni di giovani studenti volge al termine. L’esperimento della didattica a distanza ha chiesto una repentina rivoluzione nell’approccio all’insegnamento e allo studio. Ora, però, nel momento in cui la curva dei contagi è drasticamente calata, lo sguardo delle istituzioni volge al futuro immediato: il ritorno tra i banchi di scuola è programmato per settembre. Per discuterne a tutto tondo, nel consueto appuntamento serale di Quattro chiacchiere con… – in diretta facebook su Napoliflash24 – la padrona di casa Barbara Caputo ha ospitato: Lucia Fortini, assessore regionale all’istruzione e alle politiche giovanili, Maria Teresa Tancredi, dirigente scolastica, Francesca Palumbo, insegnante liceale e Tina Picco studentessa prossima al diploma di maturità. A ben vedere, una piramide immaginaria, che dovrebbe offrire maggiore chiarezza su come la materia scolastica venga trattata a partire dai vertici apicali della Regione, per discendere poi a chi inconsapevolmente ne trae vantaggio o svantaggio: gli studenti. Nel mezzo, chi attua le direttive nazionali e locali – i dirigenti scolastici – e chi filtra il sapere per trasmetterlo alle giovani menti – gli insegnanti.

Restando in tema di vertici governativi, il Presidente del Consiglio Conte ha ufficializzato il ritorno in aula a settembre. Compito delle regioni, ora, è quello di varare un piano che aiuti gli istituti a svolgere le lezioni in piena sicurezza. L’assessore Fortini rende noto che la Campania sta lavorando al programma “Scuola sicura”, il quale, innanzitutto, è volto a regolamentare i protocolli per gli esami di maturità; una prima prova fattuale di come le istituzioni intendono comportarsi sul lungo termine. Stando alla circolare diffusa nei giorni scorsi, il personale docente e non docente degli istituti coinvolti negli esami di stato dovrebbe essere sottoposto a tamponi e test rapidi. L’eventuale bontà dell’operazione, rappresenterebbe poi il mattone fondante delle nuova scuola post pandemia. In tutti i casi, ribadisce la Fortini – “i tempi per il ritorno alle lezioni fisiche e frontali non sono affatto certi“. In nove regioni italiane infatti – compresa la Campania – tiene banco il tema caldo delle elezioni, procrastinate a data da definirsi. Di fatto, sono tre i capisaldi attorno ai quali gira la vita scolastica nel futuro immediato: organizzazione, sicurezza, coinvolgimento delle strutture sanitarie territoriali. L’incontro avvenuto in settimana con i pediatri, mira infatti alla definizione di una campagna incentrata sulla diffusione massiccia di vaccini – che la Fortini definisce, ovviamente, “non obbligatori, ma altamente consigliati per i bambini nel caso si verificasse una recrudescenza del virus. I sintomi da Covid-19 potrebbero sovrapporsi infatti, a quelli della normale influenza stagionale“. Accanto alle contingenze legate alla pandemia, sussistono problemi endemici legati alle condizioni carenti degli edifici scolastici. “La situazione non è delle migliori, il fattore tempo non ci aiuta” – ancora la Fortini.

Lungo questa direttrice, pensare alle questioni dirimenti in tema scuola solo ed esclusivamente in relazione all’emergenza sanitaria in atto, potrebbe denunciare miopia istituzionale. Un pensiero che il dirigente scolastico Tancredi declina secondo la necessità, urgente, di investire nell’innovazione metodologica della didattica; con lo scopo di offrire un programma di crescita umana e culturale agli studenti, che risulti il più adeguato possibile ai tempi. Netta la risposta dell’assessore Fortini: “Non stiamo lavorando a nessun piano del genere. In questo momento al nostro posto ci sarebbe dovuta essere un’altra amministrazione. La questione elezioni pesa anche in tal senso“.

Nella prospettiva figurata della piramide, ci si avvicina così alla base sociale del mondo scuola, da interpretare – secondo la professoressa Palumbo – come luogo della relazionalità, nel quale la cosiddetta dad, dovrebbe fungere solo da supporto. Con i toni di chi conosce bene quella quotidianità fatta di lavagne, programmi da seguire pedissequamente come il pagamento di bollette, l’insegnante chiede di focalizzarsi su una prospettiva nuova: una scuola sociale, che faccia rete e “esca fuori dalle proprie pareti fisiche, dando agli studenti la possibilità di riappropriarsi degli spazi“. Un ripensamento necessario, soprattutto per le differenze – quasi di classe, nell’accezione economica del termine – messe in evidenza dalla didattica a distanza – “la scuola ha l’obbligo di appianarle” ancora la Palumbo.

Passando oltre cosa sia, o cosa debba essere la scuola, come hanno vissuto gli studenti una fase del genere, che entrerà dritta in quei libri di storia fonte per la scoperta di epoche lontanissime nel tempo? La maturanda – e molto matura – Tina Picco, in rappresentanza anche dei suoi compagni, si è sentita “privata dei bei momenti: la cena di fine anno con i professori, l’ultimo giorno di scuola“. D’altra parte, di necessità virtù – “la distanza ci ha portati ad essere più presenti per l’altro. Tengo a sottolineare la grande empatia mostrata dai nostri professori, presenti a tutte le ore del giorno“.