“La rivoluzione della Sanità campana parte dalle cure primarie”

 “Le direzioni generali non hanno più scuse. Ora ci sono gli strumenti normativi per decongestionare i Pronto soccorso ed evitare lo scandalo-barelle.” È soddisfatta  Flora Beneduce, consigliere regionale della Campania e vice presidente della commissione consiliare Affari istituzionali, per l‘approvazione del decreto che riorganizza le cure primarie ma, allo stesso tempo tassativa. Ultimamente già aveva bacchettato i direttori generali delle Asl, per la cattiva gestione del’emergenza, sottolineando che era “dovuta all’incapacità di costruire una rete complessiva di comunicazione e coordinamento tra la medicina territoriale e gli ospedali“.  

“Il testo di questo decreto  ha l’obiettivo di realizzare, nel territorio, la continuità dell’assistenza 24 ore al giorno, umanizzare le cure, mantenendo la persona nel proprio ambiente, favorire l’elevata qualità delle caratteristiche tipiche dell’assistenza primaria, come la relazione interpersonale, la continuità, il coordinamento dell’assistenza – spiega Beneduce – Viene inoltre garantita la gestione integrata dei pazienti, attraverso l’implementazione di percorsi assistenziali e l’integrazione tra sociale e sanitario.”, attraverso le Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft)  e le Unità Complesse di Cure Primarie (Uccp).”

Le prime costituiscono un’articolazione del distretto socio sanitario per la riorganizzazione delle cure primarie. Vi operano medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, in team. Si occupano di assistere nelle forme ambulatoriali e domiciliari la popolazione in carico, ne valutano i bisogni e sviluppano il sistema di relazioni tra tutti i professionisti del sistema. Le Uccp sono complementari alle Aft e hanno una struttura più articolata; aggregano professionalità diverse: personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, con altri operatori del territorio, sanitari, sociali e amministrativi, messi a disposizione da distretto e municipalità. Si occupano di: prevenzione (vaccinazione, educazione sanitaria), prestazioni e processi assistenziali (visite domiciliari e ambulatoriali a scopo diagnostico e terapeutico, trattamento di alcune malattie, diagnostica rapida), gestiscono la cronicità.

Nel rispetto della varietà urbanistico-territoriale della Campania, sono previste Uccp a sede unica (modello metropolitano) una ogni 30mila abitanti, con almeno 20 medici di medicina generaleUccp in rete nelle località a bassa densità abitativa (modello rurale e montano) con una o più sedi, non meno di 10 medici per almeno 5mila assistitiUccp hub and spoke, (sub urbano) con una sede di riferimento dove è maggiore la richiesta assistenziale o la densità abitativa; collegata telematicamente ad altre sedi del territorio, con non meno di 15 medici per almeno 15mila assistiti.

Una rivoluzione che riguarda l’intero comparto sanitarioE come tutte le rivoluzioni lascia sul campo delle vittime: coloro che hanno ignorato la legge del 2012 che anticipava queste misure, coloro che hanno anteposto i propri interessi e le proprie clientele alla necessità di costruire la rete, coloro che hanno alimentato la macchina del fango sul lavoro del governatore e della sua Giunta.”

A proposito delle immagini delle barelle al Cardarelli sembrano raccontare un’altra storia, Beneduce precisa: “Un comparto in rosso, viziato da sacche clientelari e da malcostumi consolidati. La necessità di tenere i conti in ordine e la scure della spending review. La mancanza di personale medico e paramedico per il blocco del turn over. In queste condizioni, chi avrebbe fatto meglio? Stefano Caldoro ha avviato il coordinamento tra i nosocomi per i reparti di cardiochirurgia, ha fronteggiato l’emergenza barelle smistando al Policlinico i degenti del Cardarelli. Ha smosso mille assunzioni, attraverso la stabilizzazione dei precari e la mobilità. Ora sta operando un forte pressing sul governo per sbloccare il turn over. Da ultimo, con l’atto del 18 febbraio scorso, ha fornito una via d’uscita all’empasse legato alla medicina territoriale.”

E continua: “Forse, all’inizio, avrebbe dovuto essere più deciso nell’operare scelte nette al fine di estirpare i vizi del sistema e tagliare i rami secchi. Ma ha recuperato alla grande e sono convinta che non siano sfuggiti ai cittadini campani gli sforzi del governatore e di tutto il Consiglio regionale. C’è tanto da fare ancora, è vero. Ma cinque anni possono essere sufficienti a rimette in moto la sanità. Sempre che non cambino i progetti e il modus operandi, improntato all’etica e alla dignità, delle istituzioni e delle persone.”

Teresa Lucianelli