Una città fantasma, decadente, che da via Galileo Ferraris arriva fino a Gianturco, coprendo un’area di centocinquantamila metri quadrati, edifici in rovina consumati dal tempo e dall’incuria. Questo è quanto rimane dell’ex manifattura Tabacchi, acquistata nel 2002 da Cassa depositi e prestiti. Sembra il set di un film dell’orrore, la sua presenza spettrale, fa pugni con il traffico cittadino, sempre più frenetico e sembra minacciare, come un triste presagio di un futuro distopico, la degradata Napoli Est.

Le strade si incrociano perpendicolarmente, circondate da palazzi con finestre senza più vetri, con i capannoni vuoti e circondati da transenne, tra queste rovine,  si intravedono ancora la nursery, la chiesa, gli appartamenti dove abitavano gli operai, la mensa, gli spazi per la lavorazione del tabacco, e persino gli scafi blu dei contrabbandieri, accatastati in angoli nascosti, anch’essi reliquie di un tempo oramai lontano. 

La manifattura tabacchi era stata fondata negli anni ’30, come testimoniano le immagini degli operai al lavoro all’apertura, ma era prosperata negli anni ’50, anche questo documentato dalle foto con Giulio Andreotti e Enrico De Nicola, che fanno visita all’impianto.

È un monumento ai defunti: alla defunta industrializzazione del paese e del sud, e ad un’Italia che, sotto l’impulso industriale del dopoguerra per un brevissimo momento ci aveva creduto, al lavoro onesto e alla dignità. È un pezzo della storia industriale della città, lasciato abbandonato a se stesso. Pieno di silenzi e di fantasmi.

L’area è stata riqualificata per 90 mila metri quadrati grazie all’intervento del Cdp. Gli altri 60 mila metri quadrati saranno divisi in lotti edificabili in parte tenuti dal Cdp, in parte messi in vendita a privati. Questa è la parte finale di un iter che voluto anni di progettazione, sospensioni, stalli e tutto quello che è previsto dal percorso burocratico italiano.

Parte della riqualificazione dell’area prevede anche un piano di bonifica, che dev’essere approvato dal ministero dell’Ambiente. Attesa è anche la firma della convenzione con il Comune che deve aver luogo per poter dare il via ai lavori. Un investimento stimato intorno ai 200 milioni per un piano di rigenerazione urbana, destinato a cambiare il volto di questa parte della città e forse eliminare una volta e per tutte quel presagio di futuro distopico e cambiare rotta per la complessa e sventurata Napoli Est.