Da Naturopata in Bioterapia Nutrizionale® l’uso della pasta è non solo appropriato, ma addirittura raccomandabile in un corretto regime alimentare. Questa è un’acquisizione importante, frutto di un’osservazione clinica costante, in quanto la pasta non è solo una fonte disponibile di carboidrati, ma anche, e soprattutto, un alimento la cui utilizzazione ha importanti implicazioni nella fisiopatologia epatica, pancreatica e renale.  Non ultima, l’azione di modulazione dello stato di eccitabilità del sistema nervoso centrale.

Ad alcuni soggetti sembra a volte singolare l’indicazione dei carboidrati di sera, poiché abitualmente e per comodità, si preferisce cenare in modo rapido, utilizzando spesso formaggi, affettati, della carne o pesce ai ferri.

In realtà, la conoscenza della fisiologia organica conferma e sostiene in modo perentorio la necessità degli zuccheri complessi di sera. La prima ragione consiste nel fatto che la pasta impegna le funzioni digestive,  soprattutto epatiche, per un tempo relativamente breve rispetto ad alimenti a maggiore contenuto proteico e lipidico.

Normalmente i carboidrati sono metabolizzati in circa due ore, dopo di che gli emuntori organici, in primo luogo fegato e rene, sono liberi di compiere tutte quelle complesse operazioni di pulizia, di detossicazione ed eliminazione, che permettono al mattino un buon risveglio. Al contrario, un pasto proteico o iperproteico obbliga l’organismo a un lavoro digestivo molto più lungo e complesso, con una maggiore produzione di scorie, responsabili di numerosi disturbi come insonnia, risvegli notturni, bocca asciutta o amara con sete, sensazione mattutina di non aver riposato a sufficienza, anche se si è dormito molto, tutti segni di affaticamento del fegato e del rene, organi che non devono mai essere sovraccaricati impropriamente nelle ore notturne. Inoltre, di mattina, si può evidenziare un certo grado di imbibizione dei tessuti, se non addirittura un vago malessere.

Fra i vantaggi secondari al consumo dei carboidrati di sera, va segnalata anche la presenza (nei farinacei in generale) del triptofano, un aminoacido che, tra le altre cose, è il precursore biochimico della serotonina, neurotrasmettitore coinvolto nei meccanismi di induzione del sonno.

La seconda ragione che giustifica fisiologicamente il consumo delle proteine a pranzo risiede nel fatto che esse, anche se in misura differente, hanno la capacità di stimolare la funzione tiroidea e il metabolismo generale, contribuendo a sostenere lo stato di veglia e di vigilanza necessario per l’attività lavorativa durante il giorno. Uno dei problemi che posso far escludere la pasta dall’alimentazione quotidiana, a causa del glutine, è la consapevole conoscenza di essere celiaci, ma, nelle intolleranze al glutine, si può continuare a mangiare questo carboidrato facendo dell’alimento una gran bella selezione: grani antichi, selezionati, pasta all’uovo ( contiene meno glutine poichè a legare la farina abbiamo l’uovo) nelle modalità più semplici: saltata in aglio olio e peperoncino, aglio olio e pomodorini con basilico, con verdure come zucchine in padella, cicorie ripassate, con funghi, gricia, amatriciana…pasta e patate con provola, ma se vogliamo ricevere i migliori effetti dalla pasta non dimentichiamoci di accompagnare il pasto con un bel piatto di verdure crude e i friarelli ripassati perchè con il loro gusto amaro garantiscono un’ottima digestione!!!

Piccola riflessione

“C’è differenza tra pasta lessata e condita nel piatto e pasta lessata e saltata in padella, nel momento in cui noi lessiamo la pasta e aggiungiamo un cucchiaio d’olio, questo olio finisce nel fondo del piatto; la pasta lessata, a differenza di quella cruda, assume un sapore molto dolce ed è in grado di elevare la secrezione insulinemica a carico del pancreas con conseguente gonfiore nel nostro corpo, e rallentata digestione.

Saltarla in padella anche solo con un leggero soffritto di olio aglio è differente: nel momento in cui io lesso la pasta gli idrati di carbonio da secca a cotta assorbono una certa quantità di acqua, quella stessa quantità di acqua che nel momento in cui saltiamo la pasta in aglio olio e prezzemolo evapora per effetto del calore, nel cosiddetto ripasso assorbe l’olio presente nella padella. Questo grasso buono viene in contatto con gli idrati di carbonio della pasta, ciò fa sì che mangiando la pasta, questa assuma una direzione completamente diversa, non solo non ci sarà una grande secrezione insulinemica pancreatica, ma si attiverà il fegato proprio perché stiamo proponendo un pasto soffritto in padella. Il soffriggere in padella non è sempre negativo, in questo caso le persone che mangiano un piatto di pasta saltata in padella riferiscono di avere meno gonfiore addominale e di avere meno fame a distanza di una, due ore dal pasto, perché quel grasso, l’olio EVO, farà sì che il carboidrato venga assorbito lentamente, ci sia meno fame nelle ore a seguire e questa energia ci sosterrà per un tempo più lungo di un semplice piatto condito a crudo”

Attenzione alla qualità del carboidrato: le nonne ci hanno insegnato “meglio poco ma buono”, non lasciamoci ingannare da prodotti che a parità di peso costano la metà, spesso ciò è indice di scarso valore nutrizionale, leggiamo le etichette e la provenienza dei prodotti che acquistiamo, spesso veleni silenziosi si nascondono per contaminazione nei beni di consumo giornaliero come la pasta: glifosato!

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