La paranza dei bambini”, il film di Claudio Giovannesi tratto dal romanzo omonimo di Roberto Saviano è l’unico film italiano in concorso alla 69esima edizione del festival di Berlino in programma dal 7 al 17 febbraio.

Girato a Napoli l’estate scorsa, ha un cast di giovani esordienti come Francesco Di Napoli, Artem Tkachuk, Alfredo Turitto, Ciro Vecchione, Ciro Pellecchia, Mattia Piano Del Balzo. Arriverà nelle sale il 13 febbraio.

 ‘La paranza dei bambini’ è uno spaccato della Napoli contemporanea che segue le vicende di un gruppo di adolescenti, Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ e Briatò che, nonostante la giovane età, hanno le idee già molto chiare: vogliono fare soldi. Comprare vestiti firmati, scooter di marca e giocare poi con le armi, che devono imparare ad usare guardando tutorials su YouTube, il tutto per conquistare il Rione Sanità. Con l’illusione di “fare giustizia” nel rione, l’incoscienza che non fa temere il carcere o la morte, la convinzione che bisogna comunque giocarsi tutto e subito, i ragazzi, creano una loro comunità, con le loro regole, le loro leggi: un’infantile interpretazione delle leggi del mondo adulto. Ma è proprio questa interpretazione che li porterà a vedere la violenza, la prepotenza come uniche armi per conquistare un loro “posto“. Questa strategia avrà, com’è prevedibile, conseguenze fatali, e li porterà alla perdita definitiva dell’innocenza.

Ed è proprio sulla perdita dell’innocenza che il film di Giovannesi ruota, cioè sullo sfruttamento dei giovani da parte delle mafie. Questi sono ragazzi che, avendo lasciato il mondo della scuola troppo presto, sono facilmente manipolabili. Saviano stesso, in un’intervista alla Rai ha dichiarato che purtroppo  le mafie sono le uniche organizzazioni che investono nei giovani usando la loro innocenza.

Il realismo della storia narrata da Saviano è purtroppo la parte più tragica, i “ragazzini” usati dalla camorra,  vedono il crimine organizzato come unica opportunità, come mezzo per arricchirsi e conquistare facilmente il potere: sono tutti come “Henry Hill” di “Quei bravi ragazzi” di Scorsese, che vogliono tutto e subito.

Il romanzo di Saviano era già stato teatralizzato due anni fa con numerose repliche in vari teatri della Campania ed anche al Festival de Due Mondi di Spoleto. La rappresentazione teatrale portò il pubblico in un mondo cupo, duro, violento, i cui protagonisti erano adolescenti fragili e disperati che vivevano secondo regole da loro inventate e valide solamente all’interno della loro grottesca società, rivelando così la loro ingenuità. Sono  personaggi che hanno una visione semplicistica della realtà,  in bianco e nero tipica dei bambini, che come i piccoli pesci della “paranza” corrono verso una luce che loro credono vita, ma che è invece una trappola fatale.