Un teatro gremito di “napoletani puntuali” accoglie il sindaco Luigi de Magistris, il vicesindaco e assessore al bilancio, Enrico Panini, e un buon numero di altri assessori della attuale giunta cittadina, nel primo pomeriggio dell’ultimo sabato di gennaio.

L’iniziativa “Simmo ggente ‘e core”, lanciata dal primo cittadino di Napoli come concreta manifestazione della solidarietà ai migranti, si consolida e continua il suo percorso.

Migliaia e generose erano già state le adesioni da Napoli, ma anche da altre parti di Italia. Ai migranti, cui si impediva sbarcare nella lunga odissea del Natale, la gente ha offerto di tutto, dai semplici aiuti economici, alle consulenze legali, ai servizi di intermediazione culturale.

Incoraggiato ed entusiasta, de Magistris ha tradotto quest’onda emozionale in una delibera fatta con la testa. Una direttiva, ben articolata, apre uno spiraglio ai migranti, sottraendoli a quella condizione di” fantasma” cui li aveva relegati il cosiddetto “decreto sicurezza” dell’attuale governo. Infatti esso, impedendo loro di iscriversi nelle liste della popolazione residente, preclude a tutti la possibilità di intraprendere le procedure per il riconoscimento del diritto di asilo. Ciò da più parti è stato riconosciuto come contrario alla Costituzione e alla tutela dei diritti universali riconosciuti da molti trattati internazionali a partire dalla Convenzione di Ginevra.

Con una precisa e recentissima direttiva, de Magistris stabilisce che i migranti siano iscritti nello schedario della popolazione temporanea (ex art. 32 del d.p.r. 223/1989) e che, a seguito di tale iscrizione, venga loro assegnato come domicilio la sede del Servizio Comunale “Contrasto nuove povertà e rete delle emergenze”, in via S. Margherita a Fonzeca, 19.

Per condividere con la cittadinanza questa presa di posizione, de Magistris ha invitato tutti al teatro Augusteo in un confronto aperto dove ognuno ha portato la propria esperienza di integrazione.

Sul palco si sono succeduti cittadini comuni e attivisti, professori, maestre e psicologi. Molti migranti hanno preso la parola, sorprendendo l’assemblea per la loro capacità di esprimersi in lingua italiana anche a pochi mesi dallo sbarco.

La città di Caserta ha portato una meravigliosa testimonianza di integrazione da cui è risultato evidente l’arricchimento reciproco di quelli che inizialmente erano due gruppi eterogenei – i residenti e i migranti – e che ora sono una comunità.

Eduardo Bennato ha voluto esprimere il valore aggiunto che la contaminazione tra i popoli di diverse etnie produce e lo ha fatto alla sua maniera, nella maniera più diretta: attraverso la musica, da sempre veicolo di incontro e scambio.

In chiusura della serata la parola è stata data al sindaco; de Magistris ha spiegato il lavoro della sua amministrazione, da sempre molto coesa, e ha dichiarato di avere un progetto: creare la gouache del terzo millennio.

L’immagine inedita e suggestiva sarebbe quella di una nave del Comune che faccia il lavoro attualmente svolto dalle ONG nelle 12 miglia antistanti il golfo. Questa nave non dovrebbe però viaggiare da sola, bensì essere accompagnata da decine e decine di barchette sulle quali ci dovrebbe essere ogni categoria del popolo napoletano e non solo: medici, avvocati, professionisti, studenti, casalinghe, disoccupati.

Un nuovo panorama di solidarietà e accoglienza verrebbe così immortalato.

Nelle parole del sindaco e della cittadinanza, Napoli rivendica la sua identità di città accogliente e multietnica, geneticamente prodotta da un miscuglio di popoli e storicamente sede di partenza di dolorose migrazioni che nessuno vuole dimenticare.

A fine serata abbiamo chiesto una dichiarazione al vicesindaco Enrico Panini, oriundo di Correggio che ha affermato: “questa serata è la dimostrazione che Napoli ha cambiato un pezzo della storia del Paese. Siamo passati dalle dichiarazioni sulla tutela dei diritti alla definizione di una pratica concreta. La disponibilità del porto di Napoli allo sbarco dei migranti ha fatto registrare simili reazioni nelle altre città portuali, oltre a Palermo, attiva e sensibile alla questione fin dalla prima ora, anche Siracusa e i porti sardi sono propensi all’accoglienza.”