I romanzi composti degli ultimi decenni si distinguono per una modalità di esposizione che tende a frantumare l’unità della fabula. In sostanza, nel romanzo contemporaneo i piani temporali del prima e del dopo – riferiti ad una pluralità di personaggi che mettono in atto una saga familiare, ovvero relativi ad un protagonista di cui si narra un arco di vita di pochi anni o dell’intera esistenza – sono presentati come scomposti e impegnano il lettore a ricostruire la storia come Iside fu costretta a rimettere insieme il corpo del suo sposo, smembrato e disperso per i quattro angoli del mondo.

Questa evidente complicazione, che in alcuni casi può perfino arrivare spingere il lettore fuori dalla storia e dalle pagine del libro per la stanchezza di dover ricomporre il “fatto”, può trasformarsi in una specie di “benedizione” quando restituisce a chi legge il vero senso del tempo e del suo scorrere. A ben guardare, il dramma del tempo e delle occasioni giuste al momento sbagliato, o viceversa costituiscono il fil rouge in molte opere letterarie fin dall’epoca di  “Romeo e Giulietta”.

Già Einstein, per spiegare la relatività, parlava di un tempo interno e di un tempo esterno: mentre il secondo è uguale per tutti ed è scandito da apparecchiature meccaniche; il primo può essere breve o lunghissimo a seconda di come viene trascorso, se in attesa o facendo qualcosa che ci aggrada, nel dolore o nella soddisfazione.

Nella esperienza quotidiana comune, i piani temporali del prima e del dopo sono sempre coesistenti e indistinti. Si può piangere per un antico dolore o vivere uno stato di ebbrezza anticipando il piacere. Tutto questo in barba alla ricetta semplicistica che una certa psicologia e psicoterapia degli anni 80 e 90 propugnava per eliminare sofferenza inutile: contro il passato produttore di rimpianto (e di depressione) e il futuro pieno di crucci e dubbi (e di angoscia) meglio focalizzarsi e aderire completamente al qui ed ora, l’hic et nunc come panacea per il mal di vivere.

L’ idea rimbalzata dagli studi medici alle riviste femminili, alle trasmissioni di intrattenimento pomeridiane, alle formulazioni edonistiche della new age ha prodotto una società imbrigliata nell’ attimo fuggente, troppo edonista o troppo poco, privata della memoria e incapace di costruire sogni e progetti.

Complice in questo processo una tecnologia che abbatte ogni forma di attesa (la mail invece della lettera, il messaggino invece della mail, il tweet invece del messaggino, l’immagine invece della parola scritta), gli abitanti del terzo millennio sono stati derubati del tempo come durata, come costruzione, come progetto, come attesa.

Nuove forme di sofferenza hanno sostituito l’angoscia e la depressione, hanno nomi strani e comportamenti nuovi: ragazzi che non vogliono più uscire di casa, giochi spericolati e autolesionisti, forme di erotismo acrobatico, tutto per riempire questo enorme attimo vuoto, questo presente omnicomprensivo che non lascia spazio alla memoria né al progetto.

Ed ecco che il romanzo diventa baluardo restituendoci il concetto stesso di tempo, di prima e dopo, perché leggendo si comprende che è necessario ricostruire la fabula per ricomporre il senso della narrazione, la connessione tra le cose, i rapporti di casualità, allo stesso modo è necessario ricordare e progettare per restituire il senso alla propria esistenza.