La Napoli Angioina: crocevia di grandi letterati e artisti

A seguito della vittoria di Carlo I d’Angiò a Benevento sulle truppe sveve  comandate da Manfredi nel febbraio del 1266, si instaura a Napoli la lunga dominazione angioina.

 Divenuta capitale la città si apprestava a vivere un periodo di intensa attività artistica: i sovrani angioini promossero la costruzione o la rifondazione di numerosi edifici profani e religiosi, chiamando da ogni luogo della penisola artisti di grande fama.

L’antico centro della città divenne prevalentemente un’area conventuale, mentre le attività commerciali, direzionali e di rappresentanza, trovarono la loro sede sulla fascia costiera, intorno alla nuova residenza reale: Castelnuovo.

L’età di Roberto (1309-1343) sovrano assoluto e intellettuale, attento ai fenomeni culturali, segna l’apogeo del Regno.

Egli ebbe un ruolo centrale per lo sviluppo delle Arti a Napoli; durante il suo governo sono presenti in città i più grandi esponenti del tempo nei vari campi.

Come tutte le grandi personalità, Roberto d’Angiò non suscitò mezzi sentimenti: fu amato o detestato.

“Re docto” fu per il Petrarca, “Re saggio” per il Boccaccio, “Re da sermone” per Dante; il giudizio negativo di Dante fu probabilmente dovuto alle sue idee antiguelfe.

Nel 1341 Francesco Petrarca, per la grande considerazione in cui teneva il sovrano, volle fermarsi per tre giorni a Napoli e avere un esame, un giudizio del re prima di esibirsi in Campidoglio e ricevere l’alloro poetico; cerimonia a cui partecipò indossando la splendida tunica bianca  regalatagli da Roberto durante il suo soggiorno.

petrarca

Sempre il Petrarca sarà, addolorato, a dettare la scritta “ Guardate re Roberto ricolmo di virtù”, epigrafe che si legge alla sommità del sepolcro del sovrano, dominante  nella chiesa di Santa Chiara.

Giovanni Boccaccio, invece, presente in città come apprendista del potente Banco dei Bardi, durante una funzione del Sabato Santo del 1334 nella chiesa di San Lorenzo, posò il suo sguardo su una bella fanciulla da molti identificata in Maria d’Aquina, figlia naturale di re Roberto d’ Angiò.

boccaccio

La nobildonna napoletana diverrà la famosa Madonna Fiammetta, musa ispiratrice di molti suoi componimenti. Anche alcune novelle dell’umanista, come Andreuccio da Perugia, saranno ambientate proprio nella città partenopea.

Napoli grazie agli Angioini, sarà tra le prime città in Europa, ad importare il Gotico, il nuovo stile architettonico nato in Francia.

Al seguito di Carlo d’Angiò giunsero geniali architetti francesi quali Pierre d’Angicourt e Pierre de Chuale. La nuova corrente gotica, tuttavia, trovò una difficile assimilazione nelle maestranze locali le quali, pur aderendo al nuovo stile, mantennero la loro tradizione classicheggiante, fortemente ancorata nelle istanze romaniche.

A Napoli si darà vita pertanto a un “gotico moderato”, con un carattere verticistico più attenuato, gli edifici saranno meno slanciati rispetto alle grandi cattedrali francesi.

Merito sempre degli Angioini fu di invitare a Napoli i rappresentanti delle maggiori scuole pittoriche italiane dell’epoca: Pietro Cavallini da Roma, Giotto da Firenze, Simone Martini da Siena; a quest’ultimo si deve la famosa pala, oggi nella Pinacoteca di Capodimonte, in cui si vede il Santo vescovo che abdicò in favore del fratello minore, re Roberto d’Angiò, per indossare l’umile saio francescano.

San Ludovico da Tolosa

Nel campo della scultura aulica e monumentale sarà Tino da Camaino ad avere un ruolo assoluto e a fissare il prototipo di sepolcro gotico nelle tante chiese cittadine.

Sicuramente il Medioevo per la città di Napoli non fu un periodo buio ma ricco di splendori d’arte.

    Annamaria Pucino

Maschio Angioino