La “monnezza è come l’oro” per i Casalesi, secondo la relazione della Dia, che delinea le modalità d’azione del clan dei Casalesi nella gestione illecita dei rifiuti con la nascita del fenomeno della Terra dei Fuochi

Negli anni ’80 furono i clan Schiavone e Bidognetti che, secondo la relazione “avevano iniziato a inserirsi nella gestione illecita dei rifiuti, arrivando ad incassare tra i 600/700 milioni di lire al mese. Poiché l’affare rifiuti ha, sin da allora, interessato altri gruppi campani, i traffici sono stati gestiti secondo una rigida ripartizione di competenze territoriali che per i Casalesi comprende, in Campania, la provincia di Caserta, parte del beneventano, arrivando fino al comune napoletano di Giugliano in Campania, dove i componenti di quel cartello hanno stretto accordi con il locale gruppo Mallardo“. 

In Campania, ma non solo: i lunghi tentacoli dei clan camorristici sono arrivati ovunque, tanto che il procuratore aggiunto al tribunale di Brescia Sandro Raimondi ha parlato di una “nuova Terra dei Fuochi“. “Abbiamo notato – aveva rivelato il procuratore in Commissione Antimafia – che l’aspetto qualificante di molte imprese operanti nel settore è quello per cui, ormai, si può fare a meno per certi aspetti di rivolgersi obbligatoriamente a criminalità organizzate di stampo ‘ndranghetistico e camorristico… È diventato un modo callido e «intelligente» di fare impresa da parte di alcuni operatori del settore. Io lo definisco… un reato di impresa, dove l’imprenditore del nord ha imparato come fare da solo, in modo autarchico… ha imparato a far ciò senza rivolgersi a esterni, ma mettendo in essere una serie di attività in proprio per la gestione dell’illecito trattamento. Questo è molto importante perché si mettono in essere una serie di attività che consentono un’indipendenza, un’autonomia, che non ha confini e non ha paragoni nell’ambito di altri soggetti imprenditoriali”.

Secondo l’excursus della Dia, nel casertano, c’è stata per anni “…una sorta di “zona franca”, in cui si radicano vere e proprie spartizioni di mercato e posizioni di privilegio per i soggetti gestori, fino ad assumere progressivamente la consistenza di condizioni quasi immutabili e sicuramente difficili da scardinare…”, come disse il presidente Anac Raffaele Cantone. Questo grazie alla commistione sull’asse imprenditoria, camorra e politica locale, come dimostrano decine di indagini svolte nell’ultimo ventennio. 

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Barbara Caputo

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