Camminavo per la città che si mostrava insolitamente vuota alle 21,30 della calda serata estiva; la maggior parte delle persone aveva raggiunto le campagne della periferia da dove, sicuramente, avrebbe potuto vedere tranquillamente lo spettacolo dell’eclisse. Altre erano radunate nei giardinetti del Viale Atlantici dove un gruppo di giovani astrofili  aveva dislocato vari telescopi per poter far seguire lo straordinario evento fornendo ai presenti ogni spiegazione. Altre persone, ancora, avevano preferito recarsi al centro “La Pace” sul vicino Monte delle Guardie perché vi era il potente telescopio dell’ eclettico astronomo beneventano molto seguito perchè sempre pronto a tenere interessanti ed istruttive lezioni di alto livello.  E lei, la Signora di Benevento, la Dea della Luna e della Notte, chissà dov’era? Mi avrebbe fatto davvero  piacere incontrarla durante la serata della Luna Rossa. Mi avviai pensierosa verso i giardini della Rocca dei Rettori dove, al buio, il cielo sarebbe stato maggiormente visibile ed avrei avuto una buona visuale del panorama della città dall’alto. Nei giardini che sarebbero rimasti aperti al pubblico fino a tarda ora per l’occasione, non c’era nessuno e mi appoggiai alla ringhiera di ferro per meditare osservando la notte. Il cielo scuro, nero come l’inchiostro, dopo una breve pioggia appariva ancora pieno di nubi che, spinte dal vento, ogni tanto lasciavano intravedere il luccichio di qualche lontanissima stella. Solo Marte, il pianeta rosso, era più evidente e vicino che mai, come avevano preannunciato sui giornali, anche se le nuvole giocavano dispettosamente ad oscurarlo.

Ricordai le parole della mia amica durante il nostro ultimo incontro e rigirai l’anello a forma di piccolo cobra che mi aveva regalato e che, da quella sera del nostro primo incontro nello dello scorso anno, non avevo più tolto dall’anulare della mia mano sinistra. “Lo giri tre volte ed io la sentirò e correrò da lei sull’onda della telepatia” mi aveva raccomandato nel salutarmi. Sorrisi nel farlo. Come avrebbe potuto accorgersi del mio richiamo, persa com’era nell’infinità dell’universo? Fu mentre abbracciai in uno sguardo l’insieme di luci della città vista dall’alto ed il cielo cupo che l’avvolgeva, che sentii un fruscio alle mie spalle. Pensai al vento che doveva aver smosso le foglie degli alberi ma erano passi leggeri e veloci che sembravano avanzare verso di me. “Buonasera, Signora dei cappelli!” mi salutò con voce dolce e squillante. Incredula , mi voltai e la vidi, più bella che mai, mentre mi sorrideva affettuosamente e, tendendo le braccia verso di me, si avvicinava per darmi i consueti tre baci sulle guance, alla maniera egizia. Mi sentii improvvisamente felice; dopo più di un anno, avevo ritrovato la mia amica ed il tempo sembrava essersi annullato. Questa volta indossava una lunga tunica di panno chiaro, sempre chiusa al petto da un nodo (quello che veniva indicato nei libri di storia come “Thet” o nodo isiaco) e sui capelli, al posto dell’originale cappello a forma di trono che mi aveva tanto incuriosita la prima volta che l’avevo vista, aveva un copricapo costituito da due corna di mucca, puntate verso il cielo, che reggevano il disco del sole. Cappello adatto ad un evento astronomico così importante, pensai. La sua presenza infondeva serenità e provai un senso di benessere nel percepire il suo profumo che era simile a quello dolce ed intenso dei gelsomini che si schiudono nelle notti più calde dell’estate. Si affacciò anche lei alla ringhiera e, per un poco, rimanemmo in silenzio a guardare il cielo e la città sottostante. “La mia Benevento!” esclamò ad un tratto guardandola con occhi da cui trapelava infinita malinconia.  “Ho saputo dell’ultima novità. La statua che voi chiamate “Bue Apis”, quella che il popolo comunemente indica come : “ ‘A Ufera” e che in realtà rappresenta un toro che apparteneva al mio Tempio, rinvenuta nel terreno di Casale Maccabei, non riesce proprio a trovare pace. Hanno pensato di spostarla nonostante la pesante base di granito rosso, di rimuoverla dall’imbocco di Viale San Lorenzo dove fu posta per decisione dei Consoli cittadini di fronte all’omonima porta della città, per trasferirla vicino al campanile di Santa Sofia. L’ idea avrebbe addirittura un motivo “culturale” perché vorrebbero avvicinarla ai reperti egizi che, dal Museo del Sannio, sono stati portati nel Museo Arcos. Questo Museo è un luogo dove c’è Arte Contemporanea e, allora, cosa dovrebbero farvi i gloriosi resti dell’arte egizia? Povera statua!” La vidi dispiaciuta ed affranta. Mi chiesi  cosa avrebbe detto se l’avesse vista ai primi di luglio, durante l’ultima festa della Madonna delle Grazie, circondata da lattine vuote di bibite, bottiglie di birra e cartacce unte che avevano avvolto panini con patatine e salsiccia o con la porchetta, poggiate in gran quantità sul prezioso granito della base. Faceva pena guardare un monumento ridotto così. Uno dei tesori lasciati dalla sua antica civiltà, offeso e degradato, come a non volerne riconoscere il valore, disprezzandolo invece di proteggerlo ed averne doverosa cura. E ora, pensare di portare la statua nella via dello “struscio” domenicale dove torme di ragazzini urlanti e scalmanati vi si sarebbero arrampicati sul dorso, senza rispetto alcuno; farla diventare bersaglio di violenti tiri di pallone e, forse, addirittura imbrattarla con vernici spray come, di recente, avevano osato fare con le mura del rinnovato oratorio di San Vittorino? Avvertivo in pieno il suo dolore, lo provavo anch’io mentre le lacrime mi riempivano gli occhi.

“Sta piangendo?” mi chiese guardandomi preoccupata. “No, è l’umidità della notte che fa lacrimare” le risposi ma, come cittadina della “sua” città, mi sentivo responsabile di tanta sofferenza ed avrei voluto fare qualcosa per evitargliela. Cambiai discorso nel tentativo di distrarla. “La notte avanza – dissi – ma la luna rossa non è visibile. Peccato! Bisognerà aspettare chissà quanti anni ancora perché lo stesso fenomeno si ripeta ed io, sicuramente, non ci sarò!”. Marte continuava ad apparire e scomparire nel cielo ma la luna sembrava proprio non voler farsi vedere. Iside, sorridendo dolcemente, mi strinse le mani ed il disco solare tra i suoi capelli prese vita, pulsando ed illuminandosi di rosso fuoco. “Guardi!” mi disse indicando con lo sguardo il cielo alle mie spalle. Mi voltai e, per un attimo, un disco rosso apparve nel cielo verso Monte delle Guardie. Pensai ad un riflesso del disco che la dea aveva tra i capelli ma dovetti ricredermi perchè era proprio la luna rossa ad apparire miracolosamente tra le nubi; brillava come fuoco rovente e mai l’avevo vista così prima di allora, nemmeno nelle calde sere d’estate in cui mi trovavo in vacanza, durante le quali  tramontava dando l’impressione di volersi tuffare  nel mare. Non feci in tempo a fotografarla, rapita com’ero dalla scena. Pochi secondi e di nuovo scomparve tra le nuvole. La dea era venuta da me per regalarmi lo spettacolo dell’eclissi, dimenticando il suo dispiacere per quello che aveva saputo sul comportamento della sua città.  Generosamente aveva voluto compiere un bel gesto nei riguardi di una abitante che aveva scelto come amica.

“E’ tardi ormai, devo andare” mi disse e ci salutammo di nuovo nella notte. Avrei voluto trattenerla ma, mentre le chiedevo di rimanere ancora un poco e mi rispondeva che presto sarebbe tornata, scomparve nell’ombra dei giardini della Rocca dei Rettori in un attimo, così come la luna era scomparsa nuovamente tra le nuvole. Vidi entrare numerose persone nel giardino e compresi che Iside non avrebbe voluto farsi vedere da loro. Venivano dal Viale Atlantici, delusi per non aver potuto assistere all’ eclissi nonostante i telescopi. Mentre mi passavano accanto, ascoltando i loro commenti sulla serata, mi sentii privilegiata grazie alla mia straordinaria amica e la gioia di averla rivista, la bellezza dello spettacolo a cui mi aveva permesso di assistere, non sarebbero andati via facilmente dalla mia mente e dal cuore. Sicuramente mi avrebbero fatto compagnia fino ad un prossimo incontro.

GRAZIELLA (MARIA GRAZIA) BERGANTINO

Nata a Benevento il 15 dicembre 1954. Dopo aver conseguito la Maturità Classica , si è laureata in Scienze Turistiche. Titolare della storica Cappelleria Bergantino, negozio di famiglia le cui origini, su testi di Storia della città di Benevento, risalgono al 1848.

Ha frequentato tre corsi di Lingua Araba classica organizzati dalla Caritas diocesana di Benevento per il “Progetto Al- Arabiyya” ottenendo, con esami finali, tre attestati di conoscenza della lingua araba parlata e scritta.

Conoscenza della Lingua tedesca appresa frequentando il Goethe Institut di Napoli per due anni.

Conoscenza della Lingua Inglese.

Fa parte dell’associazione culturale Dante Alighieri, sede di Benevento ,di cui è socia benemerita e dell’Associazione culturale Verehia.

Ha pubblicato articoli vari su giornali locali. Ha ottenuto diplomi di merito e targhe premio per la partecipazione a Concorsi letterari nazionali ed internazionali con racconti e poesie.

Tra i numerosi premi conseguiti:

Seconda classificata al Concorso Nazionale Bognanco Terme 2017 con il racconto :” L’antica fontana e la bella Dormiente del Sannio”

Terza classificata al 24° Concorso internazionale “Amico Rom” 2017, a Castelfrentano ( Chieti) con il racconto :”Madalina, piccola, grande amica Rom”

Prima classificata al 57° Premio Nazionale Paestum 2018 con il racconto: ”Estati lontane”

Seconda classificata al Premio Internazionale “Poesia dell’anno 2018” a Quartu Sant’Elena (Cagliari) ,con la poesia :”Nell’uliveto”.

Quarta classificata al XXIX Concorso nazionale “L’Ecologia e l’ambiente” a Fisciano ,nel 2018, con la poesia :”Fiore di donna”

Seconda classificata al 3° Concorso nazionale “ Padre Pio, santo del nostro tempo” nel 2018 a Salerno con il racconto :”Uno zio veramente speciale”

Prima classificata per la Narrativa alla VI Edizione del Premio internazionale Iside 2018, a benevento, con il racconto :”Primavera nell’aria, primavera nel cuore”.

Nel mese di luglio 2018, ha pubblicato una silloge di Poesie dal titolo : “Nello scrigno dell’anima