La leggenda dell’uovo sotto al Castel dell’Ovo

Il Castel dell’Ovo sorge sull’antico isolotto di Megaride (Megaris), naturale propaggine tufacea del Monte Echia, dove sembra fu fondata Partenope nell’VIII secolo a.C. dai Cumani. Nel I secolo a.C. Lucio Licinio Lucullo acquisì nella zona un fondo assai vasto (che secondo alcune ipotesi andava da Pizzofalcone fino a Pozzuoli) e sull’isola costruì una splendida villa, Villa di Licinio Lucullo, che, probabilmente, si estendeva con giardini e fontane fino all’attuale Piazza Municipio, come sembra dimostrare una struttura riportata alla luce dai recenti scavi sotto Castelnuovo.

Era dotata di una ricchissima biblioteca, di allevamenti di murene e di alberi di pesco importati dalla Persia, che per l’epoca erano una novità assieme ai ciliegi, che il generale aveva fatto arrivare da Cerasunto. In tempi più oscuri per l’Impero, metà del V secolo, la villa venne fortificata da Valentiniano III, e le toccò la sorte di ospitare il deposto ultimo Imperatore di Roma, Romolo Augusto, nel 476. Una delle più fantasiose leggende napoletane, farebbe risalire il suo nome all’uovo che Virgilio avrebbe nascosto all’interno di una gabbia nei sotterranei del castello.

Castel dell'Ovo

Il luogo ove era conservato l’uovo, fu chiuso da pesanti serrature e tenuto segreto, poiché da quell’uovo dipendeva la fortuna del Castello e della città. Si narra che, al tempo della regina Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo dell’arcone che unisce i due scogli sul quale esso è costruito, e la Regina fu costretta a dichiarare solennemente di aver provveduto a sostituire l’uovo, per evitare che in città si diffondesse il panico per timore di nuove e più gravi sciagure.

Castel dell'Ovo 3

Nel corso dei secoli, il luogo ha avuto diverse destinazioni, abbattimenti e ristrutturazioni, convento, residenza reale fortificata, prigione, fino a Castello così come appare oggi, realizzato durante il vicereame spagnolo dal 1503 fino al 1700. Durante il periodo del cosiddetto “Risanamento”, che cambiò il volto di Napoli dopo l’Unità d’Italia, un progetto elaborato dall’Associazione degli scienziati letterati e artisti nel 1871 prevedeva l’abbattimento del castello per far posto ad un nuovo rione. Tuttavia quel progetto non fu attuato, e l’edificio rimase in possesso del demanio e praticamente in stato di abbandono, fino all’inizio dei restauri nel 1975.

Castel dell'Ovo