Il fine anno non poteva essere più dolce per il Napoli. Che dal vertice della classifica, guarda tutti dall’alto in basso. Un titolo, quello di campione d’inverno, che certo è simbolico, ma indica che la squadra di Sarri è a metà dell’attraversamento del deserto in una competizione in cui si intrecciano valori sportivi, ma anche potere economico, capacità di creare orientamento e egemonia.

Ma oggi, noi napoletani abbiamo il diritto di essere felici. Perché siamo lì, in testa, e perché la squadra, e tutto l’ambiente napoletano, dimostrano una grande maturità nella gestione di una fase di grande entusiasmo, di una accesa passione. In cui è facile perdere la testa.

Ci sono tutte le premesse per giungere al traguardo. La squadra è solida, unisce forza e talento. E una qualità di gioco che non ha uguali in Italia. Ma ora inizia il tratto più difficile. In cui, non è difficile prevedere nuovi è più numerosi ostacoli sul cammino della squadra. Perché in gioco non è solo lo scudetto, ma anche una nuova ridefinizione dei rapporti di forza, di egemonia nel sistema calcistico nazionale.

Ma ora, per realizzare obiettivi così ambiziosi,  occorre un ulteriore sforzo. La squadra ha bisogno di alcuni puntelli, di una panchina più lunga per reggere fino alla fine.

Ad oggi, occorre essere realisti, la panchina del Napoli non regge il confronto con le riserve della Juve. E non possono giocare sempre gli stessi 11 giocatori. Perché c’è il rischio di sgonfiarsi, di perdere brillantezza in primavera e di sciupare tutto. E non ce lo possiamo permettere. Sarebbe un delitto fermarsi a un passo dal traguardo.

Patrizia Sgambati