Ogni anno il 5 giugno si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 dicembre 1972, con la Risoluzione 2994. La data fu scelta per ricordare la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente tenutasi a Stoccolma dal 5 al 16 giugno del 1972; fu in questa occasione che venne adottata la Dichiarazione di Stoccolma che definì i 26 principi sui diritti e le responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.

Il tema di quest’anno è stato l’emergenza climatica. Con lo slogan ‘Beat Air Pollution‘: sconfiggere l’inquinamento atmosferico. La conferenza si è concentrata sulle azioni, anche individuali, per impegnare i governi nella lotta per salvare il pianeta, sollecitando le persone ad essere protagoniste e soggetti attivi dello sviluppo sostenibile, stimolandolo la creazione di partnership a favore dell’ambiente. La green economy fa bene anche al mercato del lavoro, in Italia si registrano già 2 milioni green jobs, circa il 13% dell’occupazione complessiva nazionale. Nel 2018 la domanda di professionalità ‘green’ era circa il 10,4% del totale delle figure professionali richieste.

La conferenza si è tenuta in Cina, paese fortemente inquinato a livello atmosferico, ma anche fonte di iniziative per una conversione ‘verde’. Infatti la crescita del settore dell’energia green vede la Cina come leader mondiale nell’impiego di risorse ‘pulite: la metà dei veicoli in circolazione sono elettrici e circa il 99% degli autobus ad emissione 0 nel mondo sono prodotti cinesi. La Cina ora guiderà la spinta e stimolerà l’azione globale per salvare il pianeta da un inquinamento irreversibile.

L’Unione Europea stessa ha pianificato uno schema per il clima e l’energia fino al 2030, che prevede una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra entro 11 anni. Gli sforzi concreti degli stati nel contrastare il riscaldamento globale vengono valutati dal Climate Change Performance Index, una classifica annuale che monitora le politiche ambientali di 57 paesi in base agli Accordi di Parigi. Quest’anno non sono stati assegnati i primi tre posti in graduatoria: non c’è uno Stato al mondo, secondo questo report, che adotti pienamente le strategie per combattere in modo efficace il riscaldamento globale. L’Italia è al 23° posto…