Dall’11 al 15 luglio Napoli darà il benvenuto alla Freedom Flotilla, la flotta composta da quattro imbarcazioni, ”Al Awda (il ritorno), Freedom, Mairead e Falestine”. La flotta è salpata da Norvegia e Svezia e diretta a Gaza per fare forza sull’assedio israeliano. Dopo aver fatto scalo a Cagliari, due delle quattro navi, “Ritorno” e “Freedom”, entreranno nel porto di Napoli. Ancora non si conosce il numero delle persone a bordo, ma è certa la presenza degli attivisti filo palestinesi di diverse nazionalità, tra i quali un docente di biologia Mazen Al Kawasamah, che ha abbracciato la causa palestinese, e Zahrer  una cittadina israeliana che combatte contro l’oppressione sionista.

Quello delle imbarcazioni è più che altro un gesto simbolico, che vuole soprattutto attirare l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza, come ha spiegato Ludovico Chianese, uno  dei responsabili del Coordinamento Napoli Palestina durante la conferenza stampa che ha avuto luogo venerdì 6 luglio alla biblioteca autogestita Gramsci della Facoltà di Lettere e Filosofie della Federico II. L’esercito israeliano fermerà quasi sicuramente le navi ed i materiali di prima necessità, poiché nessuno può entrare nella striscia. La vita a Gaza in questi 11 anni di assedio è diventata sempre più difficile. L’erogazione di elettricità ed acqua è limitata a poche ore al giorno. L’entrata di medicinali e generi di prima necessità è a discrezione di Israele. Le aree a cui viene dato il permesso di coltivazione sono molto limitate, se si esce al di fuori di queste, si viene sparati. Lo  spazio di mare in cui i pescherecci palestinesi possono pescare è stato ridotto a 3 miglia marine, ed anche qui se si va al di fuori di questo perimetro si corre il rischio di essere ammazzati. 

La Freedom Flotilla Coalition ha così rivolto un appello ai governi e ai cittadini del mondo: «1,8 milioni di persone, di cui quasi la metà bambini, vivono in quella che molte volte è stata paragonata a una “prigione a cielo aperto”. Il blocco è stato imposto da Israele ed è attuato anche dall’Egitto. Il blocco disumano, socialmente ed economicamente paralizzante, è imposto sulla Striscia di Gaza da 11 anni. Non ci sarà pace senza giustizia, nessuno sviluppo sostenibile nella regione per il popolo palestinese senza la fine dell’occupazione e del blocco: l’acqua e le altre risorse naturali, essenziali per la vita umana, continueranno ad esaurirsi, non vi sarà alcuna possibilità di una vera ricostruzione e di sviluppo di un’enclave devastata dalla guerra. Il mare dovrebbe essere la strada per il mondo, non un altro muro. La libertà di movimento è un diritto umano». Queste le richieste: «Aprite i valichi. Aprite un passaggio sicuro tra Gaza, West Bank e Gerusalemme. Rimuovete il blocco al porto di Gaza, il porto della Palestina e infine liberate i prigionieri politici palestinesi come Khalida Jarrar, avvocatessa palestinese e membro del Fronte Popolare, arrestata per ordine dei giudici militari israeliani senza processo o accuse formali».

Il programma «Napoli sostiene la Palestina» dall’11 al 15 luglio prevede l’accoglienza alle navi, il 12 luglio ci saranno concerti di artisti come Franco Ricciardi, Tommaso Primo, Gnut, Capone, Ciccio Merolla, Marzouk, Alan Wurzburger, Francesco Sansalone, Oyoshe, Peppoh, la bandarotta Bagnoli e molti altri. Il 13 una cena sociale; il 14 una giornata di assemblea nazionale di sostegno alla resistenza palestinese ed il 15 il saluto alle navi in partenza. 

Dopo Napoli Freedom Flotilla farà tappa a Palermo, Messina.