per i Pezzulli di Luciana Pennino: un simbolo, un insegnamento

Una delle quattro fontanelle del paese è al porto, vicinissima al chioschetto dei gelati del signor Ciccio e nei pressi di una delle stradine che arriva alla spiaggia. Un’altra è all’ingresso del paese, ci dice benvenuti, la terza è lungo la strada dove passeggio il pomeriggio con mia mamma, quando non gioco con gli amici, e l’ultima è quella guardando la chiesa a mano destra, come dice mia zia Assunta.

Le fontanelle le vedo solo qui, in villeggiatura; in città ce ne sta soltanto una ai giardinetti ma non mi ci trovo… è il tipo con lo zampillo al centro della vaschetta, mi bagno tutta e non bevo niente, e poi non mi ci posso lavare i piedi! Queste di paese, invece, sono una comodità: non devo mai entrare nel bar per chiedere per favore, un bicchier d’acqua – che dietro al bancone il signor Osvaldo non mi vede nemmanco; mamma non mi deve dare i soldi per comprare le bottigline d’acqua al mini market della signora Gina e non ho neppure bisogno di portare la borraccia, perché tanto, camminando camminando, mi ritrovo sempre a passare accanto a una delle quattro per bere o per rinfrescarmi. E poi ci andiamo a fare la provvista, perché l’acqua a casa spesso manca e la padrona, la signora Tommasina, ripete a cantilena l’acqua della cisterna non è potabile.

Queste della villeggiatura sono col pulsante dorato che devi premere forte, perché è duro, almeno per una bambina piccola come me, e poi devi ripremere e ripremere, perché dopo un po’ l’acqua finisce di uscire. Fino all’anno scorso, invece del pulsante duro c’era la rotellina del rubinetto ma poi il sindaco Costabile ha voluto fare ammodernamenti, chissà. Mamma dice che è perché c’è sempre qualche buontempone o superficiale che lascia il rubinetto aperto e non è giusto sprecare acqua. È giusto, non è giusto! Ha fatto bene il sindaco, allora.

Quando finisce la mattina in spiaggia, le ultime parole che mi arrivano alle orecchie mentre già mi avvio perché voglio fare la grande e andare da sola, sono aspettami alla fontanella. È il limite massimo a cui Giacomo, mio fratello, mi concede di arrivare, scalza per giunta, e da sola, appunto. Per inciso, a mare scendo con lui perché mamma ha le vene varicose grosse grosse su tutte le gambe e non può prendere il sole.

E dunque, io inizio ad andare mentre mio fratello, che è grande, ha tredici anni più di me e bada sempre a me quando mamma non c’è, si affanna a raccattare l’ultimo mio costumino bagnato e sporco di sabbia, il rastrello che ho abbandonato a riva e che rischia di esser rapito dal mare, che poi non ci chiede nemmeno il riscatto – dice lui – e la stuoia, che entrambi odiamo ma che mamma ci costringe a portare.

Nei settantacinque passi fino alla fontanella, mi sento una ragazza grande, che può camminare senza dare la mano a nessun adulto e senza il controllo di nessuno, però mi sto molto attenta a dove metto i piedi e qualche volta mi pento di non aver messo le ciabattine perché la strada scotta. Al passo settantasei sono alla fontanella e occupo il mio posto in fila. A volte mi tocca essere l’undicesima, e vi assicuro che non è poco avere dieci avanti, tra adulti e bambini, soprattutto quando hai una sete da morire e non vedi l’ora di toglierti sabbia e sale dai piedi e dalla faccia!

Mio fratello, che dopo un po’ mi raggiunge, per tutto il tempo delle dieci persone avanti non fa altro che ripetermi, ogni giorno, la stessa storia: La vedi? Questa fontanella della spiaggia è una maestra di vita. Insegna la pazienza dell’attesa, il rispetto del turno; insegna a tenere sotto controllo la sete e il bisogno di pulirti; insegna il riguardo del tempo, la considerazione per un bene fondamentale, che è l’acqua, e soprattutto ti insegna che non esisti solo tu.

E quando finalmente tocca a me, gridando: E ora sbrigati, che è il tuo turno: fai svelta che gli altri aspettano e non sprecare acqua, mica ti devi fare la doccia! Pulisci il necessario, il resto lo facciamo a casa… Dai, ti tengo premuto io il pulsante ma tu spicciati!

Sarà pure gentile a badare a me, Giacomo, ma a volte è proprio un pesantone… tante parole per una fontanella!

Luciana Pennino

“Se avessi cinquantatré minuti da spendere” si disse il piccolo principe “me ne andrei lentamente verso una fontana…” (Antoine de Saint-Exupéry)

A proposito dell'autore

Luciana Pennino

Il mondo e la gente mi incuriosiscono assai. Sono "leggera" nella scrittura e mi diverto nel fare ciò che mi appassiona. Penso che nulla sia più disarmante della gentilezza. Il mio esordio, nel 2017, è stato con "Primule fuori stagione" (Iuppiter Edizioni). Per Napoliflash24 pubblico settimanalmente i "Pezzulli" e curo le rubriche di interviste "La Bellezza salverà Napoli" e "Tips for Startuppers".

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