Una teca fatta di cristallo, acciaio e pietra lavica, contenente una fisarmonica deturpata dal foro di un proiettile e sospesa ad altezza tale da poter essere catturata dallo sguardo del passante. “Ricordare” vuol dire “rimettere nel cuore“. Da qui, parte la giornata che Libera, Eav, Fondazione Polis e Fai dedicano quest’oggi a Petru Birladeanu, figura simbolo di tutte le vittime della camorra.

Il trentatreenne musicista rumeno, ucciso da un proiettile vagante sparato da un gruppo di giovani intenzionati a marcare il territorio, è stato ricordato in una cerimonia di commemorazione, in cui si è scelto di rendere più centrale la sua fisarmonica. Su di essa è visibile il foro del proiettile, che il 26 maggio 2009 oltrepassò il polmone e il cuore di Petru, uccidendolo dopo mezz’ora di agonia tra la paura e l’indifferenza dei passanti.

Alla cerimonia era presente Umberto De Gregorio, presidente di Eav, al quale abbiamo chiesto come si possa lavorare sulle coscienze dei ragazzi, affinché non aderiscano alle stese o ad atti di bullismo, che sfociano in atti di violenza verso il personale di Eav e verso i passeggeri. Senza dimenticare che il fenomeno riguarda contesti più ampi rispetto a quello dei trasporti.

Bisogna lavorare sulle coscienze degli adulti e dei ragazzi, attraverso un grande coinvolgimento di tutti gli attori, quindi dell’azienda, delle forze dell’ordine e dei cittadini, che spesso prendono di mira chi è in prima linea, sia capotreno, insegnante o medico. L’aggressione, ingiustificata e continua, crea un malessere generale che incide sulla qualità del servizio“. Ovviamente, De Gregorio fa notare come nel Mezzogiorno il fenomeno sia più acuto, ma che esiste in tutto il comparto dei servizi pubblici. “Ognuno si faccia l’esame di coscienza e faccia il proprio dovere“, continua, specificando come “a volte è microcriminalità, ma spesso è mancanza di rispetto verso l’altro“.

Dell’altro da noi e di una memoria fatta di cambiamento si è parlato durante tutta la cerimonia, in cui Libera, per voce di tutti i suoi rappresentanti, ha ricordato la figura di Andrea Camilleri, morto in queste ore e simbolo della cultura dell’accoglienza. A Maria Teresa Nicastro, referente di Libera del presidio di Vomero-Arenella, chiediamo la spiegazione di questa giornata.

Ogni anno il 26 maggio ricordiamo Petru, vittima di una stesa di camorra. Oggi siamo qui perché la sua fisarmonica sia posta nel luogo di attesa dei viaggiatori, affinché continui a parlare di Petru e interroghi i passanti. Altro appuntamento immancabile è il 2 febbraio, giorno in cui ricordiamo Gianluca Cimminiello, l’altra vittima della camorra a cui è intitolato il presidio di Libera Vomero-Arenella. Il 21 marzo, prima giornata di primavera, li ricordiamo assieme a tutte le altre vittime innocenti della mafia. Il nostro impegno, però, dura tutto l’anno attraverso percorsi mirati nelle scuole“.

Alla cerimonia era presente anche don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis. Richiamandosi al messaggio di don Tonino Bello, parla dell’importanza del “potere dei segni” come momento di restituzione della cittadinanza ai cittadini e di testimonianza della reversibilità di qualsiasi processo, per quanto negativo. Ha spiegato, così, il “potere del segno” della “fisarmonica di Petru”:

La fisarmonica è lo strumento con cui Petru esprimeva il potere della musica, realtà concreta di cose buone e giuste. Si scontra con un “segno del potere”, che erano le pistole di quelli che lo hanno ucciso. La fisarmonica di Petru, in fondo, ci parla dell’eterno scontro che in tutto il mondo, a Napoli in particolare, si ha tra il segno del potere della violenza e il potere dei segni della cultura e della civiltà“.

Nella parte conclusiva della cerimonia, è stata dedicata a Petru una canzone composta dal cantautore Roberto Ormanni, accompagnato dal musicista Enrico Valanzuolo. Emilio Vittozzi, lavoratore di Eav e membro del sindacato Orsa, ha declamato i versi di una poesia di Tonino Scala, di seguito riportata.

Fotogramma di memoria – Ballata per Petru

Ciò che resta di quel giorno è solo una fotografia…

Una foto scattata tra i tornelli di una stazione.

Una foto, un ricordo, un fotogramma di memoria.

È maggio e fa caldo. I ciottoli di Montesanto han bisogno d’acqua gelata, ma non sono i soli…

Il mercato ricco, variegato, caotico, ordinato nel suo caos è lì da sempre che aspetta gli eventi, quelli del quotidiano, quelli destinati a fare la storia.

Una fisarmonica suona un motivetto che porta lontano, ma è vicino, molto vicino.

Un organetto si mischia alle voci dei venditori, alle voci di chi parla, alle voci di chi strilla.

Petru e Mirela suonano e non chiedono nulla in cambio, chi vuole può donare un obolo. Una moneta come la si lascia al bancone del bar dopo aver preso il caffè nero bollente. Una moneta di piccola taglia per campare in questo fottuto mondo che, se non lo fotti, ti fotte.

Petru è giovane e forte, ha lasciato la Romania e il suo passato da giocatore di calcio: ha giocato in serie A.

Il Poli Iasi è lontano, la Pignasecca è vicina.

Pignasecca, crocevia del mondo, dove si incrociano i buoni e i malamente.

Petru suona e la gente sorride, sorride anche lui con quei denti che luccicano di metallo.

La provincia si affretta a prendere la Cumana.

La città a salire la collina del Vomero con quella Funicolare che sa di storia e di storie.

Le voci continuano a vociare, il mercato inizia a pensare al giorno che passa e a quello che verrà, i motorini continuano a sfrecciare, ma è una strada chiusa al traffico? Siamo a Napoli qui tutto è possibile, tutto tranne i sogni! Qui o ti svegli, o ti fanno svegliare!

Ma Petru sogna, suona e sogna, sogna e suona.

Tanto sognare non costa nulla così come ascoltare quel suono romeno che rende la Pignasecca capitale del mondo in quel preciso istante.

Ma a Napoli c’è la guerra, una guerra che dura da anni, da troppi anni!

Il suono di quell’organetto è rotto da un colpo di pistola, poi da due, da tre.

Petru non suona più, è caduto, si rialza, poi cade di nuovo.

La gente scappa.

Petru non può, è a terra, è stato ferito: un colpo alla gamba, uno al torace.

Mirela urla, chiede aiuto.

Il suo grido straziante rompe quel silenzio assordante tra vicoli di una Pignasecca che si fa Montesanto dove di santo c’è poco in questo preciso istante.

Alcuni passanti fan foto a quell’uomo che sta perdendo sangue, mentre la moglie continua col suo canto straziante fatto di grida.

Petru Birladeanu ha trent’anni, è partito dalla serie A rumena ed è finito nel girone infernale di una città paradiso abitata da diavoli.

Ciò che resta di quel giorno è la foto scattata da un passante per curiosità.

Quella foto resterà impressa per sempre nell’animo di chi crede che, prima o poi, questa guerra finirà in questo mondo sospeso tra terra e cielo, tra bene e male.