La Festa di San Gennaro e il “Miracolo” della liquefazione del sangue

Per tre volte all’anno, il devoto popolo partenopeo attende che si ripeta il “miracolo di San Gennaro”, cioè che il suo sangue, conservato allo stato solido in due ampolle nel Duomo di Napoli, si sciolga “rinnovando il prodigio”.
Quest’evento, che si verifica in tre date precise, il 19 settembre, il 16 dicembre e il sabato che precede la prima domenica di maggio, viene da molti interpretato come un “atto di fede e di devozione”, da altri può essere invece giudicato come frutto di “pregiudizio” o accolto con una certa incredulità e diffidenza”.

SAN GENNARO, secondo la tradizione, nacque a Benevento nel 272 d.C..
Divenuto vescovo della città, mentre si recava a una cerimonia liturgica, fu catturato da un gruppo di pagani, imprigionato e condannato a morte.
Fu decapitato presso la Solfatara di Pozzuoli e il suo sangue fu raccolto nelle due ampolle oggi custodite come reliquie nel Duomo di Napoli.
Queste reliquie, che resteranno”per sempre legate all’iconografia del Santo” e al “miracolo della liquefazione del sangue” (fenomeno che si verificò la prima volta nel 1389 ) , furono poi trasferite nel 1497, in una cripta costruita sotto il presbiterio della Cattedrale di Napoli.
La devozione del popolo napoletano verso il Santo si rafforzò sempre più e nel 1608 fu costruita come voto della città, una nuova sede per il reliquiario, la Real Cappella, terminata nel 1646, mentre la tutela dell’ingente tesoro rimase sempre affidata a una “organizzazione laica”.
La “Collana di San Gennaro”, uno dei gioielli più preziosi al mondo , fu creata nel 1679 e si arricchì nel tempo di altri gioielli donati come ex voto da illustri famiglie come i Borboni, la casa di Sassonia, i Savoia.
( Per un maggior approfondimento della Storia di San Gennaro e del suo Tesoro, si consiglia di consultare su Google i vari Siti dedicati al Santo ).

La Storia di San Gennaro, definito dal “popolino” “Faccia Gialla“, che era il colore assunto dal bronzo della statua con il passar del tempo, ha ispirato anche una canzone del noto sassofonista e cantautore napoletano Enzo Avitabile, come si racconta in un Blog di Marco Liberti dal titolo “La musica che gira intorno”.
“Faccia Gialla squaglialo ” è un brano del 2006, contenuto nell’Album “Sacro Sud”, in cui viene evidenziato il “rapporto intenso” che esiste tra il popolo partenopeo e San Gennaro, chiamato confidenzialmente “Faccia Gialla “.
Il “miracolo della liquefazione”, che si ripete puntualmente tre volte l’anno, è per i partenopei un’esigenza insopprimibile, tanto che, nelle rare occasioni in cui l’evento non si è verificato, “la città di Napoli (sarebbe stata) colpita da tremende disgrazie, tra cui il colera “.
I Napoletani sono molto attaccati a questa tradizione e “la richiesta del miracolo diventa quindi una richiesta di benessere alla città da parte del Santo”, fino al miracolo successivo.
Ma non si tratta solo di Fede, ma anche di Scaramanzia, per cui questo evento, nel quale si manifesta tutta la passionalità napoletana, assume un carattere decisamente folkloristico.
Nella canzone, Enzo Avitabile “invoca a gran voce questo miracolo, rivolgendosi a San Gennaro in modo amichevole “, proprio come accade nel Duomo , “dove la folla di fedeli chiede quel segnale divino”, proprio nel giorno in cui è previsto l’evento.
Molti studi sono stati compiuti sul liquido contenuto nell’ampolla per cercare di analizzare il fenomeno dello scioglimento del sangue, senza riuscire a spiegare esattamente come ciò possa accadere e se si tratta realmente di sangue o se si tratta di una sostanza artificiale che subisce semplicemente un “effetto chimico”.
Qualunque sia però la verità, “nulla potrà mai distogliere i fedeli dall’idea che quel liquido rossastro sia davvero il plasma del Santo e che quel miracolo sia davvero un segnale per la città di Napoli”.

La diatriba tra fedeli e scienziati, probabilmente, non finirà mai ed è perciò auspicabile che il cosiddetto “miracolo”, o “effetto chimico che sia, si ripeta sempre nei giorni indicati , “affinché Napoli non sia vittima di calamità da attribuire al mancato miracolo”.
Questa città infatti vive già un presente poco incoraggiante tra criminalità e disoccupazione e altri disastri naturali, senza bisogno di ritenere responsabile di tutto il “Santo Patrono”.
Sul Sito “è Campania”, dedicato al turismo e alla cultura , si cerca di spiegare uno dei più diffusi luoghi comuni per cui “San Gennaro e Napoli” sono “le due facce della stessa medaglia e che San Gennaro non esisterebbe senza Napoli e Napoli non esisterebbe senza il suo Santo protettore”.
Per molti, San Gennaro rappresenta un’ancora di salvezza alla quale aggrapparsi”, per altri è “quasi un amico ” (come nella famosa scenetta con Lello Arena, in cui Massimo Troisi si rivolge al Santo chiamandolo “Gennà”, per altri ancora è “Faccia Gialla”, come viene bonariamente definito dal popolo.

Oltre 25 milioni sono i devoti del Santo, sparsi in tutto il mondo, per cui, narrare la Storia di San Gennaro e del suo Tesoro è come “ripercorrere la Storia di Napoli e del suo popolo, fatta di DEVOZIONE e FEDE. ma anche di PREGIUDIZIO e
INCREDULITÀ“.