Per i Pezzulli di Luciana Pennino: I rischi degli eccessi

Aveva guance croccanti e pensieri profumati; gli occhi penetranti come il canto estivo delle cicale e orecchie aggraziate come le ali di un cherubino. La sua chioma era un nido di boccoli, color rosso vermiglio e al gusto di uva fragola. 

Non camminava ma fluttuava, impalpabile, sinuosa. I suoi pensieri al profumo di lavanda attiravano un valzer di libellule e ogni suono che usciva dalla sua bocca dipingeva echi di sfumature pastello.

Gli alberi la provocavano e lei dondolava a testa in giù appesa ai rami. I ruscelli la adescavano e lei ci zampillava dentro spumeggiando. Le nuvole le usava come mongolfiere e le stelle come porporina. Quando rideva, i fiori volavano e quando dormiva, la pioggia risaliva verso il cielo. Era un incanto, un’evanescenza: una fanciulla fuori dal tempo e fuori dai luoghi, era eterna ed era ovunque, felice della sua buffa confusione… colori, suoni, forme, profumi e gusti erano in lei e per lei un’allegra babele.

Un giorno incontrò una luna piena regale, sontuosa, sfavillante, di quelle irresistibili, che fanno fare i capitomboli agli innamorati: per vanità, voleva capire cosa si provasse ad esser così unica, e decise di chiederle un dono.

«Mi fai eclissare per una volta almeno? Quando capita a te, hai un successo strepitoso…», e la fanciulla, a provare questa vanesia emozione, ci voleva riuscire a tutti i costi!

«Sei disposta a rischiare? I miei incantesimi sono sempre un po’ bislacchi e potresti non riapparire mai più…»

Volitiva e solenne, «Che rischio sia!», rispose la fanciulla, ché la sua vanità prese il sopravvento e la fece sragionare.

Fu così che la luna preparò nei minimi particolari l’occorrente per l’eclissi ma, come previsto, commise qualche disdicevole errore e l’esito finale fu fatale: la fanciulla si eclissò, sì, ma non ricomparve mai più. Anche senza di lei, però, quel mondo di colori, di suoni, di forme, di profumi e di gusti continuò a essere un’allegra babele; i fiori continuarono a volare e la pioggia proseguì a risalire verso il cielo…

Quali che siano le parole, la storia si ripropone la medesima: l’eccesso di vanità fa correre i rischi più sciocchi, aliena le gioie e alla fine, anziché farci ammirare, scompariamo alla vista.

Luciana Pennino

“La vanità è così radicata nel cuore dell’uomo, che ciascuno di noi vuole essere ammirato, perfino me che scrivo queste parole, e voi che le leggete.” (Blaise Pascal)

Nella foto in evidenza: opera di Freydoon Rassouli