Per i Pezzulli di Luciana Pennino: L’imbarazzo dei non tatuati

La risacca produce musica lieve. Il venticello allevia la calura. Il lettino è comodo, la crema protettiva sulla pelle mi tranquillizza, la mente vaga bellamente nel vuoto… Mentre godo della specialità di questo idillio, sento un trambusto avvicinarsi alla “postazione ombrellone” adiacente alla mia: apro mezzo occhio e vedo sopraggiungere quella che da lì a pochissimo battezzo “la famiglia Tattoo”.

Tatuato il padre. Tatuata la madre. Tatuato il primogenito. Tatuata la sorellina. Tatuato anche il cane… Non è vero, ovviamente! In compenso, il fido a 4 zampe soffre di crisi epilettiche, come sento dire dal capo famiglia alla vicina d’ombrellone a sinistra (io sono la vicina di ombrellone a destra).

«Sarà perché si è reso conto che la sua famiglia umana è fatta da portatori insani di tatuaggi?», avanzo come ipotesi tra me e me, senza darmi una risposta, naturalmente.

Nel frattempo apro meglio l’occhio e ci aggiungo l’apertura del secondo.

Lui, il padre, fisico palestrato, un po’ gonfio di anabolizzanti, canottiera sportiva e boxer aderenti. Il tatuaggio gli spunta sul bicipite: un’enorme testa del Che…

«Tatuato rivoluzionario.»

Lei, la madre, tutta tette, scolpita nei muscoli e rifatta nel naso e negli zigomi, pareo leopardato, ovviamente in pendant con il costume. Il tatuaggio le si rivela sulla spalla destra, sul polpaccio sinistro e sul ventre: Yin e Yang per tre volte…

«Tatuata taoista… ma ripetitiva.»

Il figlio, adolescente brufoloso tendente al Nerd, vestito di tutto punto rigorosamente di nero, muto e con gli occhi lasciati in donazione all’iPad. I tatuaggi glieli si vedono ai lati del collo: un teschio per lato…

«Tatuato macabro

La figlioletta, sei anni o su di lì, in modo dissonante indossa un delizioso copricostume giallo paglierino, un romantico cappellino a fiori e un’espressione da bimbetta cresciuta con le suore. Il tatuaggio le spicca sul lato della gamba sinistra: una fila in verticale di quattro farfalle, dalla più piccola alla più grande, dalla caviglia al ginocchio, multicolori…

«Tatuata zoologica

Benché i tatuaggi mi risultino insopportabili, il mio sguardo viene calamitato dalla famiglia Tattoo… Nello stesso tempo, però, noto che anche loro mi guardano con insistenza, e, con aria a metà tra il sospettoso e il nauseato, mi scrutano senza farsi capaci di non trovare nemmeno un totem o una rosa o un cuore trafitto o un mandala o una civetta o un simbolo dell’infinito, tatuato su una qualche parte del corpo. Alla fine si arrendono: sono una rarità disgustosamente inaccettabile!

È così che, da non tatuata, mi sento in netta minoranza e fuori luogo. Alla chetichella mi giro dall’altro lato, richiudo gli occhi e agogno a passare inosservata, tanto che la famiglia Tattoo non si applichi più alla mia banale e monotona pelle senza decori…

Luciana Pennino

“Ma non puoi trovare un taccuino per scrivere queste cose, invece di tatuartele addosso?” (Valeria Bruni Tedeschi nel film La pazza gioia)