Posti sacri ne ho vissuti

La voce di due amanti all’inizio

La conca acerba del mio corpo giovane

L’inutile tempo dei pomeriggi in estate.

Eppure il tuo volto da ragazza vecchia

Gli occhi grigi, splendenti di follia

chiudono l’altare della mia infanzia

Avara sciagura aperta al futuro

Seme sterile e secco

Oracolo muto

Muro inviolabile, quel tempo.

Eppure, avvitato su sé, ha il respiro largo della salvezza

Le voci perenni dei fratelli, le risa dei cugini

L’odore di pelle sudata di fatica di mio padre

Gli occhi chiusi di mia madre che dorme

Il braccio disteso sulla fronte

Il seno sfatto dalle gravidanze

La poca cura della donna di provincia

È il contorno delle cose che rimane

L’impressione di eventi definitivi

La forma che prende la vita andata

Lasciata

alla cura del tempo.

Lucia Di Girolamo