Il caso Bellentani riproposto sul palco del teatro Tram nell’ambito della rassegna ‘13 assassine’

Fino al 14 aprile al teatro Tram (Teatro Ricerca Arte e Musica) va in scena la rassegna ’13 assassine’, in cui 13 autrici propongono 13 spettacoli su altrettanti delitti celebri, compiuti da donne famose che vanno da Lucrezia Borgia alla strage di Erba. Sabato abbiamo visto la rappresentazione del celebre caso della contessa Maria Pia Caroselli in Bellentani, originaria di Sulmona, che il 15 settembre del 1948 all’Hotel Villa d’Este a Cernobbio, dove si era appena conclusa una prestigiosa sfilata di moda, uccise, con un colpo di pistola, il suo ex amante Carlo Sacchi. La scena si apre con la contessa che spara al suo ex amante e poi rivolge la pistola verso se stessa per uccidersi, ma l’arma si inceppa (anche se qualcuno sostiene che ci fosse solo un colpo nella pistola). Buio. La contessa rientra in scena, ma con lei c’è un medico. L’autrice ed interprete, Leda Conti, dopo aver messo in scena l’evento tragico, cardine della storia, basa il copione sul dialogo tra lei, ovvero la contessa Bellentani, e il celebre psichiatra prof. Filippo Saporito, ben interpretato da Sergio Di Paola (anche regista dello spettacolo), che la tenne in cura nel manicomio giudiziario di Aversa per i sette anni in cui fu rinchiusa dopo l’omicidio. La scelta dell’autrice si rivela da subito vincente, dato che riesce, pur nella breve durata dello spettacolo (circa venti minuti), a raccontare i punti fondamentali della vita di questa assassina; nelle domande che Di Paola/Saporito fa alla Conti/Bellentani e soprattutto nelle sue risposte, l’autrice ripercorre l’infanzia della protagonista, fatta di una crescita stentata e di tentativi di suicidio, la sua passione per la letteratura, il matrimonio da giovane con il conte Lamberto Bellentani, l’inizio e la tragica fine della storia d’amore con l’industriale/playboy Carlo Sacchi, la sua condanna ad essere rinchiusa nel manicomio criminale di Aversa e, infine, il giorno in cui fu rimessa in libertà.

Una scena della rappresentazione teatrale

Il testo, ben scritto, non tralascia nessun aspetto fondamentale della tragica storia, e ci presenta il personaggio della Bellentani in tutta la sua personalità, con le incertezze e debolezze che la portarono all’escalation culminata nell’omicidio del suo amante, di cui emerge il cinismo, l’insensibilità da playboy senza cuore, e l’arroganza; tutto ciò è rappresentato senza venire meno alla fedeltà della storia, dato che il prof. Saporito impiegò ben due anni per stendere la sua perizia psichiatrica (rimasta famosa proprio per le sue dimensioni) ricostruendo ed analizzando nei minimi dettagli la vita della contessa Bellentani. Sergio Di Paola punta la sua regia sulla semplicità, in modo che la narrazione arrivi in maniera molto diretta allo spettatore: la durata, come detto, è breve, e gli stati emotivi dei due protagonisti devono trasparire immediatamente attraverso i movimenti, i piccoli gesti, il tono delle domande e delle risposte, l’alzarsi dalle sedie o l’avvicinarsi e allontanarsi dei due attori. Lo spettatore non può né deve avere dubbi su quanto si sta narrando, e non c’è spazio per la suspense, il finale è noto fin dall’inizio, ciò che va in scena è il dramma di una donna cresciuta, tra poesie e racconti, in un esasperato romanticismo, che incontra il cinico e spietato Casanova del suo tempo, che la illude per poi ferirla e umiliarla fino a portarla all’esasperazione del gesto finale: l’omicidio! Nell’immediato dopoguerra questo delitto divise l’Italia: c’era chi la credeva pazza davvero e chi, invece, era convinto che farla passare per tale servì solo a farle scontare una pena di  molto inferiore a quanto avrebbe dovuto. In teatro, invece, nessuno ha avuto dubbi che la qualità di quanto portato in scena, valesse ben oltre il modesto prezzo del biglietto: solo 6 euro! In scena fino a mercoledì 10 aprile, al teatro TRAM, via Port’Alba nr.30.