Nei giorni scorsi Massimo Osanna, il direttore del parco archeologico di Pompei, ha incontrato la stampa per illustrare il progetto di riapertura al pubblico della Casa dei Gladiatori, che sarà visitabile ogni giovedi.

 La Schola era diventata un pò il ‘simbolo’ della notoria, nonché triste pagina della stagione dei crolli delle domus, infatti l’edificio, situato nella famosa via dell’Abbondanza, collassò nella parte superiore sotto il peso di 5 quintali d’acqua piovana, detriti, e materiali impropri usati in una precedente restaurazione, quell’infausto 6 novembre del 2010. Il crollo della casa dei Gladiatori è stato solo il più famoso tra tutti gli altri crolli, che, non solo misero sotto accusa la cattiva manutenzione, ma attirarono l’attenzione mondiale scatenando sconcerto e indignazione per le condizioni del sito archeologico,  mettendo in discussione la nomina di Pompei come sito protetto dall’UNESCO.

Finalmente il parco Archeologico avviò nel 2015 un grande progetto di restauro dell’edificio, che oggi da simbolo dei crolli è diventato l’emblema del rilancio del sito. Questo grazie all’attento e meticoloso lavoro di restaurazione che ha visto la  stabilizzazione delle murature e degli intonaci superstiti, prima della ricostruzione, sulle pareti conservate all’interno dell’edificio  dei frammenti recuperati dopo il crollo. Il restauro è stato effettuato con tecniche che rispettano la policromia originale e consentono di ripristinare l’unità dell’immagine perduta.

La Schola Armaturarum fu scavata da Vittorio Spinazzola tra il 1915 e il 1916. Durante i bombardamenti alleati del ’43, la struttura venne semidistrutta e andarono perduti in maniera irreparabile. Nei successivi restauri condotti da Amedeo Maiuri tra il 1944 e il 1946, si procedette a una ricostruzione integrale delle pareti laterali e alla realizzazione di una copertura piana in cemento armato, materiali impropri (ferro e cemento) rispetto alle tecnologia costruttiva antica, ma tipico della tecnologia delle restaurazioni dell’epoca.

La Schola Armaturarum fu costruita pochi anni prima dell’eruzione e ospitava la sede di un’importante associazione di stampo militare, una di sorta club esclusivo i cui membri si riunivano per programmare le attività militari e i giochi che si sarebbero svolti nella Palestra Grande o nell’Anfiteatro. Il sito ha un ampio salone chiuso sulla via da una grande transenna lignea, che era stata ricostruita sulla base delle impronte lasciate nella cenere. All’interno, sugli incassi delle pareti, erano presenti scaffali dove erano esposte le armature e i trofei militari.

“Da metafora dell’incapacità italiana di prendersi cura di un luogo prezioso che appartiene all’intera umanità, la riapertura della Schola Armaturarum rappresenta un simbolo di riscatto (…) Da quel crollo avvenuto nel novembre del 2010, la cui risonanza mediatica determinò un coro d’indignazione internazionale, si è affermata una nuova consapevolezza della fragilità di Pompei e la necessità di avviare un percorso di valorizzazione, fatto (…) di cure e di attenzioni quotidiane.” Ha dichiarato il direttore, Massimo Osanna.