La Canzone Napoletana e la svolta degli Anni Settanta

Gli ANNI SETTANTA segnarono un’altra importante svolta nella
Storia della Canzone Partenopea, con la nascita di nuovi cantanti
che introdussero il rock nel tessuto della produzione napoletana tipica.
Furono, per l’intera canzone napoletana, uno dei periodi di maggior transizione, quelli in cui avvenne il passaggio dal genere classico a quello decisamente moderno.
La musica napoletana classica non è più in grado di rinnovarsi, perchè ormai nessuno più compone brani di questo genere e si assiste solo a un “revival”, attraverso nuove versioni.
Con la rielaborazione del vecchio repertorio si attiva anche un tentativo di adeguamento alle nuove tendenze musicali.
La Nuova Compagnia di Canto Popolare, con Roberto De Simone, attuò in quegli anni una interessante fusione tra “musica popolare” e “musica colta”.

Roberto De Simone

Intanto Enzo Gragnaniello compose brani di tipo classico, applicando nuove modalità di composizione che fecero di lui un “fondamentale innovatore” della canzone napoletana adattata al Folk e alla musica nera d’oltreoceano.

Enzo Gragnaniello

In base a questa tendenza, dopo pochi anni, si affacciarono sulla scena Eduardo De Crescenzo e Pino Daniele, considerati le “voci nere” di Napoli.

Eduardo De Crescenzo

  Pino Daniele
Con gli anni ’80 Daniele attuerà poi un drastico “punto di rottura” con la tradizione, incidendo brani della cultura nera e unendo il dialetto all’inglese, ma sul finire degli anni ’70 componeva ancora canzoni sulla scia della tradizione del tipo “Napule è “, “Jè so pazzo”, ” ‘Na tazzulella ‘e cafè”, che diventarono poi dei successi straordinari .
Sempre sul finire degli anni ’70 si formarono i NAPOLI CENTRALE del sassofonista – polistrumentista James Senese che, con un sound decisamente innovativo, unirono il jazz al rock, cosidetto “progressivo”
che in quell’epoca si stava diffondendo in tutto il mondo.

James Senese
Si formarono anche i Zezi, una Band costituita da operai della ex
AlfaSud di Pomigliano d’Arco

Zezi

e uscirono i primi album di Tony Esposito, l’abile percussionista che entrò poi nella Band di Pino Daniele e le canzoni di Edoardo Bennato, il cantautore che si ispirava al rock degli anni ’50 – ’60 e quelle di Alan Sorrenti, che debuttò con il rock progressivo per poi passare, dopo qualche anno, alla “disco music” e infine gli SQUALLOR, Band di Rock demenziale con testi goliardici e a doppio senso che la censura dei media nazionali ritenne ai limiti della volgarità e dell’oscenità.

squallor
In questo stesso periodo, contraddistinto da fenomeni musicali “innovativi e di rottura”, MASSIMO RANIERI si confermò l’interprete per eccellenza di brani di musica leggera sia “originali” che appartenenti alla canzone napoletana classica. Con la pubblicazione della “Trilogia” dedicata alla canzone tradizionale, di cui ripropose nuove versioni particolarmente affascinanti, il cantante riuscì a catturare il pubblico con la sua abile capacità interpretativa , come fu il caso della nuova versione de ” ‘O surdato ‘nnammurato”, più gioiosa e vivace della sua prima cover del 1970.

Dedicheremo i prossimi articoli ai gruppi e ai cantanti che si andarono affermando nel corso degli anni ’70 , iniziando con il NUOVO CANZONIERE ITALIANO e i NAPOLI CENTRALE.

Fernanda Zuppini