per i Pezzulli di Luciana Pennino: Pulizie di primavera

La bougainvillea è tra le mie piante preferite. Che sia stata scoperta in Brasile e che si sia chiamata così in onore dell’esploratore francese a capo della spedizione, tal Louis Antoine de Bougainville, me la fa stare ancora più simpatica. Sì, il mix tra origini sudamericane, zampino francese e poi, che tra i suoi colori primeggi il mio adorato viola, me la rendono di imbattibile appeal.

Le sue cascate di brattee, copiose e vivaci, che incorniciano le casette bianche e azzurre della Grecia, o del Cilento, o delle nostre isole, sono esplosioni sgargianti: mi si strizza il cuore di gioia, quando assisto allo spettacolo. Non so più quante foto ho collezionato, banali nella loro ripetitività, lo so, perché ogni volta che vedo questi ciuffi o intere facciate ricoperte, non resisto e scatto. Ovunque le incontri, l’associazione col mare, l’estate e la felicità arriva immediatamente alla mente, e il sorriso alle labbra, e lo stupore sempre nuovo agli occhi, per come la natura si doni effervescente.

Ne ho desiderata, naturalmente, una anche per il mio balcone. E fu così che ebbi la mia bouganvillea rampicante che, puntuale, ogni primavera si illuminava con fiorellini e brattee in quantità. La convivenza era idilliaca: io mi prendevo cura di lei e lei mi seduceva con ricchezza di fioritura e brillantezza di tinte.

Fu l’inverno di un paio di anni fa che mi portò il grande dispiacere: una gelata, caso rarissimo anzi unico nei nostri miti inverni mediterranei, la bruciò. Eh sì, è un ossimoro ma va proprio così: il gelo brucia le piante, interi raccolti, e amen! Dovetti dirle addio. Sperai fino alla primavera successiva che si fosse trattato solo di un arrivederci, ma il miracolo della rinascita non avvenne.

Un po’ per una bislacca forma di rispetto, un altro poco per coltivare il sogno di rivederla di nuovo in ghingheri, molto per pigrizia, solo oggi, dopo due anni e mezzo, mi sono decisa a pulire il vaso e la grata su cui, nei tempi belli, si era allegramente e fittamente arrampicata.

Ho tagliato tutti i rami secchi ed estirpato le radici e mentre lo facevo, ho assaporato il gusto del necessario, del dovuto, alla pianta e a me: il sacchetto dell’umido si appesantiva e io mi alleggerivo…

E ora? Che pianta pianto?

Luciana Pennino

“I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.” (Italo Calvino)