Il I e II Libro dei Re fanno parte dei cosiddetti Libri storici e in origine erano uniti in un unico testo. Essi narrano le vicende del popolo ebraico dopo la morte del re Davide: il governo del re Salomone, lo scisma politico e religioso con il conseguente formarsi del Regno d’Israele e il Regno di Giuda, la missione dei profeti Elia ed Eliseo rispettivamente nel Regno del Nord (Israele) e nel Regno del Sud (Giuda).

Tema centrale del Libro è la disfatta dell’unità degli Israeliti e della monarchia dovuta all’idolatria e la ripetuta infedeltà del popolo eletto, indifferente ai numerosi ravvedimenti per mezzo dei profeti.

Dio non tollera più l’iniquità del suo popolo: il Tempio di Gerusalemme viene distrutto da Nabucodonosor, re babilonese, e gli ebrei sono deportati lontano dalla loro Terra.

Gli eventi si svolgono nell’arco di tempo che va dall’850 al 587 circa a. C.

Sicuramente il re Salomone è tra i personaggi di maggiore rilievo, le sue gesta sono riportate anche in numerosi testi figurativi.

Salomone fu terzo re d’Israele, figlio di Davide e Betsabea, moglie di Uria Hittita. Egli fu il più grande, per ricchezza e sapienza, di tutti i re della terra. Perfino la mitica regina di Saba giunse dal suo paese per interrogarlo, mettere alla prova la sua proverbiale saggezza e omaggiarlo con una gran quantità di spezie, oro e pietre preziose.

Con il trascorrere degli anni, le donne, il successo e il denaro vinsero sulla sapienza facendo deviare il cuore di Salomone che non fu più integro come quello di suo padre Davide.

L’incontro tra Salomone e la regina di Saba, da cui ebbe seguito anche il concepimento di un figlio, è stato più volte interpretato in modi e stili diversi da vari artisti. Basta confrontare due straordinari pittori: Piero della Francesca e Paolo Veronese.

“Adorazione del Sacro legno e incontro tra Salomone e la Regina di Saba” è un’affresco di Piero della Francesca facente parte del celebre ciclo delle “Storie della Vera Croce” nella cappella maggiore della Basilica di San Francesco ad Arezzo, databile al 1452-1458.

Nella parte destra dell’affresco, l’incontro tra il re di Israele e la regina d’Oriente avviene in un palazzo classicheggiante con specchiature marmoree, colonne scanalate e capitelli compositi. Nel corteo figurano sei damigelle con eleganti acconciature (tipiche dell’epoca rinascimentale) e un serva nana dal curioso copricapo. Notevole è la cura dei dettagli, dei tessuti, degli abiti damascati dei sovrani.

La regina è rappresentata nell’atto di inchinarsi in segno di umiltà e sottomissione, a simboleggiare l’unione tra Chiesa latina e Chiesa Greca avvenuto proprio nel XV secolo.

L’intera composizione risulta perfettamente simmetrica, geometrica con un parti speculari ben dosate. L’affresco ha un ritmo lento e solenne, da cerimonia liturgica.

Le opere di Piero della Francesca, come si evince nell’affresco, sono caratterizzate da una limpida e rigorosa impostazione prospettica, da un armonico rapporto tra figura e natura e da una luce chiarissima e tersa. Le figure sono costruite come solidi geometrici e regolari: teste come sferoidi, colli come fusti di colonne. Ed è proprio questo spirito geometrico che dà ai dipinti dell’artista un senso di attonito silenzio e sospensione temporale.

Andando avanti di circa un secolo troviamo lo stesso soggetto presentato da Paolo Veronese.

La regina di Saba che porta doni a Salomone si svolge in una cornice particolarmente fastosa nella quale il pittore dà prova delle sue capacità scenografiche e prospettiche, notoriamente già sperimentate in dipinti celebri quali Il banchetto a casa di Levi.

Particolari effetti luministici mettono in risalto i dettagli, le stoffe, le suppellettili, quella fastosa opulenza presente all’epoca nella Repubblica veneziana.

Interpretazioni diversi di uno stesso episodio ma tutte opere di grande ingegno e maestria.

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