La Genesi è il primo libro della Bibbia, narra la storia delle origini del mondo e di quelle del popolo ebraico.

Il contenuto può essere diviso in tre parti:

Le origini del genere umano (cap. 1-11)

I tre patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe (cap. 12-36)

La discesa degli Israeliti in Egitto ( cap. 37-50)

La Genesi sottolinea la compiacenza di Dio per quello che Egli ha compiuto: ” Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”( cap. 1,31)

In essa si parla anche dell’inizio del peccato, del male in un mondo creato buono, ordinato al bene e alla gioia.

Il mistero del Male è rivelato per mezzo di simboli: il diavolo, nelle sembianze del serpente, tenta la donna ed il peccato entra nell’Eden.

La tentazione non è tanto di lussuria, quanto di superbia, disobbedienza e autonomia dal Creatore (cap. 3).

Il castigo della sofferenza e della morte sono conseguenze del peccato.

Adamo prima di cedere alla tentazione, vive in unione con tutte le creature e in un’intimità dolce e profonda con Dio. Nel momento della caduta tutto il Creato, tutta la Natura risente del peccato; gli uomini e gli eventi che susseguono, dopo il fratricidio di Caino, raramente si sottraggono dall’influsso del Male.

Il racconto del Diluvio universale e della salvezza di Noè e dei suoi discendenti, rivelano la distruzione di un mondo corrotto e la volontà da parte di Dio di ricostruire una nuova Alleanza con l’uomo; tutti i Patriarchi , i discendenti di Mosè, si mantennero fedeli a tale alleanza fino all’accettazione del sacrificio.

Ogni volta che la liturgia rievoca il simbolo dell’agnello, possiamo ritrovare in esso tutti coloro che nella storia sacra, da Abele a Isacco, a Giuseppe , prefigurano Gesù, Agnello immolato, vittima sacrificale di ogni peccato.

Proprio alla Storia della Creazione e del Peccato originale, come premessa della Redenzione, è incentrato il complesso programma iconografico della Volta della Cappella Sistina, affidato da papa Giulio II a Michelangelo Buonarroti e realizzato tra il 1508-1512.

Sicuramente uno degli episodi più noti del ciclo è la Creazione di Adamo. I due protagonisti della scena, Dio e Adamo, tendono gli indici metafora della scintilla vitale che il Creatore dona all’uomo.

Questa icona, tra le più note e celebrata dell’arte universale, già ricevette unanimi apprezzamenti dai contemporanei dell’artista.

Nella scena della creazione del primo uomo veniva espresso visivamente uno dei più alti ideali della cultura rinascimentale e neoplatonica: la dignità dell’uomo, specchio e somiglianza di Dio.

La Bellezza del corpo umano era vista come riflesso delle facoltà spirituali e il punto più alto della creazione divina.

Altrettanto straordinaria è la Scena del Peccato originale e della Cacciata dal Paradiso terrestre .

L’ Albero della conoscenza del Bene e del Male divide la rappresentazione in due parti simmetriche.

Sulla sinistra, su uno sfondo limpido e verdeggiante, il serpente tentatore, nelle sembianze femminili, porge il frutto; contro la tradizionale convinzione, il pittore afferma la parità della donna: Eva non seduce Adamo ma decide la propria sorte con lui, entrambi infatti sono raffigurati nel libero atto di cogliere dal albero.

Sulla destra tutto appare più desolato: da un albero secco e avvizzito si allontanano Adamo ed Eva cacciati da un angelo con la spada sguainata. Essi appaiono dolenti e curvi sotto il peso del rimorso per il peccato commesso.

Michelangelo rappresenta simultanei i due momenti che nel racconto biblico sono , invece, nettamente divisi, mostrando così causa ed effetto generato.

In questo grandioso ciclo della Sistina sono presente tutte le caratteristiche dell’arte michelagiolesca: forme monumentali, nudi virili, grandiosa plastcità delle figure le quali sono disposte nelle più svariate e contorte pose e definite da un’incisività della linea di contorno che sembra scolpirle, sbalzarle dal fondo. Anche i colori intonati su gamme chiare e luminose, con audaci effetti cangianti, sottolineano l’effetto plastico delle figure.

Nella sua spiccata spiritualità il grande Michelangelo non poteva non realizzare tale capolavoro che ben coniuga capacità tecnica, creatività e profonda religiosità e conoscenza delle Sacre Scritture.

Annamaria Pucino