“La Bellezza salverà Napoli“: interviste a napoletani, per nascita o per scelta, che producono Bellezza

 

Il suo nome e la sua splendida fama sono indissolubilmente legati alla Fondazione Napoli Novantanove (napolinovantanove.org), che creò nel 1984 e che è stata decretata Ente Morale dal Presidente Pertini nel Giugno del 1985 e insignita con una serie di riconoscimenti da altri Capi di Stato. È Mirella Stampa Barracco, che ha voluto questa Fondazione per promuovere attività di grande spessore culturale, volte tutte a far conoscere il patrimonio artistico napoletano, conservandolo e salvaguardandolo, a creare una coscienza civica globale e profonda e a incentivare iniziative imprenditoriali nel campo del turismo culturale. I due progetti di maggiore risalto e diffusione su tutto il territorio nazionale ed internazionale sono: Monumenti Porte Aperte e La scuola adotta un monumento.

Già nel nome della Fondazione, c’è un’indicazione… Perché Novantanove, Dottoressa?

Scegliemmo questo nome perché intendevamo sottolineare che ci rifacevamo allo spirito e ai valori di quel 1799 e, anche se l’esperienza della Repubblica Napoletana durò solo sei mesi, noi guardavamo lontano, al 1999, l’anno prima del 2000: data che abbiamo superato felicemente, tanto che oggi siamo arrivati a compiere ben 34 anni!

Per questa ragione, e per aver scelto i Beni culturali come strumento per la nostra azione, la nascita della Fondazione fu accolta da sorrisini di scetticismo sulla sua efficacia e su una sua vita futura.

Questa creatura, che tanto ha dato ai napoletani, è nata da lei e da suo marito, Maurizio Barracco: un legame sentimentale come base per la realizzazione di un progetto, non solo comune ma a favore di un’intera comunità!

In realtà l’idea di mio marito e mia era sempre stata quella di creare una Fondazione che operasse in Calabria, cui la famiglia doveva tanto, ma i bisogni di Napoli hanno deviato il progetto originale: non bisogna dimenticare che la Fondazione è nata all’indomani del terremoto, con l’obiettivo di dare un contributo alla città in un momento terribilmente doloroso. Quando poi, nel 2000, la Fondazione si è rafforzata grazie ai suoi primi 16 anni napoletani, abbiamo sviluppato altri progetti nel territorio calabrese, ovvero in una regione che, da luogo di partenze, è diventato, negli ultimi anni, luogo di arrivi. E dunque abbiamo aperto una sede operativa a Camigliatello Silano, abbiamo realizzato l’iniziativa Parco Oldcalabria®Norman Douglas e i viaggiatori del Grand Tour, richiamandoci al racconto che il narratore inglese scrisse nel 1915 proprio al ritorno da vari viaggi in Calabria (www.oldcalabria.org) e il Museo Narrante dell’Emigrazione (www.lanavedellasila.it).

Da cosa è stata ispirata per l’iniziativa “Monumenti Porte Aperte”?

In verità fu l’attenzione alle scuole che ci fece immaginare la prima edizione di Monumenti Porte Aperte, nel 1992, anno in cui nacque il progetto La Scuola adotta un monumento® che oggi, incredibilmente, compie 25 anni di entusiasmante attività e continua la sua crescita.

I due progetti insieme esplosero in città, e non solo! Prima i napoletani, e poi tutti i media italiani ed esteri, all’improvviso furono portati a riscoprire le meraviglie sconosciute fino ad allora, e fu davvero come una bomba che tolse il buio e la polvere dai monumenti e li riportò alla vita.

Da quel momento, città grandi e piccole hanno cominciato ad aprire le porte dei loro monumenti e hanno capito il grande valore della cultura e delle pietre che raccontano la storia. Il FAI per primo, nella persona della sua presidentessa onoraria Giulia Maria Crespi, ci contattò e da lì sono nati i ciceroni e le aperture. Anche il Touring, di cui sono stata consigliere nazionale per 25 anni, ha creato, grazie al Presidente Iseppi, i suoi volontari con “Aperti per voi”.

In un certo senso abbiamo esportato da Napoli un progetto culturale di successo.

E oggi, a che punto è il progetto diretto alle scuole?

Da quel 1992, La Scuola adotta un monumento®, tenuta a battesimo nella nostra Basilica di Santa Chiara dall’allora presidente della Camera Giorgio Napolitano, ha cominciato la sua corsa inarrestabile, creando una Rete Nazionale che vede coinvolte 1.100 scuole di 460 Comuni italiani di tutte le 20 regioni.

Negli ultimi tre anni, con le tre edizioni del Concorso Le scuole adottano i monumenti della nostra Italia, abbiamo creato un Atlante Monumenti Adottati: un vero e proprio Archivio Nazionale che contiene i video che le scuole hanno realizzato per i loro monumenti.

La sua determinazione ha mai vacillato?

In verità, in questi anni, ogni tanto mi è sorto il dubbio che un progetto così immateriale, come quello di formazione alla conoscenza della propria città, legandola a un profondo senso civico, fosse stato inutile… ma tanti segnali mi hanno risposto e mi/ci hanno spinto ad andare avanti! In questi 34 anni il mondo è cambiato, non solo la nostra città, e anche noi come Fondazione cerchiamo di essere agili per poter rispondere sempre al meglio ai piccoli e grandi mutamenti.

A quanto della sua vita privata e familiare ha rinunciato?

A molto… e questo, in verità, mi viene sempre imputato dalle figlie. Forse un po’ meno ora che sono più grandi, anche perché hanno intercettato felicemente i nostri progetti nelle scuole che frequentavano.

Una città alla quale continua a dedicare tutte le sue energie: qual è, secondo lei, la cosa che più manca a Napoli per vivere meglio, o bene?

In città c’è un’intensa vita culturale promossa da Associazioni attivissime che, con passione e competenza, concentrano le loro energie su Napoli e a favore di Napoli, usando, anche loro, la cultura infinita e multiforme che questa città offre. Ma purtroppo ciò che manca sono, per cominciare, tutti i servizi di base: dal trasporto pubblico alla manutenzione delle strade e del verde (come dimostra la recente strage dei pini) e tutto quanto renderebbe la vita ai cittadini più dignitosa, e non una battaglia quotidiana per la sopravvivenza.

 

Luciana Pennino